OpenAI punta quasi a raddoppiare il proprio organico entro la fine del 2026, portando i dipendenti dagli attuali 4.500 a circa 8.000. La notizia, riportata dal Financial Times sulla base di due fonti interne, fotografa una fase di trasformazione profonda per la società di Sam Altman che punta a non essere più solo laboratorio all’avanguardia nella ricerca sull’intelligenza artificiale, ma un’azienda che vuole conquistare un posto stabile, e redditizio, nell’infrastruttura tecnologica delle imprese di tutto il mondo.
Le nuove assunzioni si concentreranno soprattutto in quattro aree: sviluppo prodotto, ingegneria, ricerca e vendite. OpenAI ha già ampliato i propri uffici a San Francisco, portando la presenza fisica in città a oltre un milione di piedi quadrati.
Il motore principale di questa spinta è la competizione sempre più serrata con Anthropic e Google. Secondo dati raccolti dalla fintech Ramp, le aziende che acquistano servizi AI per la prima volta sceglierebbero Anthropic con una frequenza fino a tre volte superiore rispetto a OpenAI, ribaltando gli equilibri rispetto all’anno precedente. OpenAI ha contestato la validità di queste stime, ma il segnale è stato evidentemente recepito ai vertici. L’obiettivo dichiarato è che entro fine 2026 la metà dei ricavi arrivi dai clienti aziendali, rispetto al 40% attuale. Per raggiungere questo traguardo, l’azienda prevede di reclutare anche specialisti per attività di ambasciatore tecnico, figure pensate per aiutare le imprese a sfruttare al meglio gli strumenti di AI di OpenAI.
Sul fronte delle acquisizioni, la strategia di Altman si fa ancora più chiara. A marzo, OpenAI ha rilevato Astral, startup specializzata in strumenti per sviluppatori Python, il linguaggio diventato riferimento universale nel mondo dell’AI, e Promptfoo, società che si occupa di sicurezza degli agenti di AI autonomi. Promptfoo sviluppa soluzioni per testare e mettere in sicurezza gli agenti AI prima che vengano distribuiti in ambienti di produzione, in un processo paragonabile al penetration testing nella cybersecurity tradizionale.
Due mosse che non riguardano soltanto la tecnologia, ma segnalano la volontà di presidiare l’intero ecosistema in cui gli sviluppatori lavorano ogni giorno, dal codice alla sua messa in sicurezza, in un momento in cui la corsa all’AI non si vince più solo con i modelli migliori, ma anche con le persone e gli strumenti che li costruiscono e li portano nelle aziende.

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