AI e bioarmi: Altman, Amodei e Hassabis chiedono al Congresso regole obbligatorie

I CEO di OpenAI, Anthropic e Google DeepMind hanno firmato una lettera aperta al Congresso americano chiedendo regole obbligatorie per lo screening del DNA sintetico. Il timore: i modelli di AI avanzati possono abbattere le barriere tecniche che finora hanno tenuto lontani i cattivi attori dalla produzione di armi biologiche.

Etica - Sicurezza 17 giu 2026

2 min.

AI e bioarmi: Altman, Amodei e Hassabis chiedono al Congresso regole obbligatorie

Sam Altman, Dario Amodei e Demis Hassabis hanno firmato lo stesso documento. Già questo è insolito. I CEO di OpenAI, Anthropic e Google DeepMind si trovano raramente d’accordo su qualcosa, figurarsi su una lettera pubblica indirizzata al Congresso degli Stati Uniti. Eppure il 4 giugno 2026 è successo. La lettera, intitolata In Support of Mandatory Nucleic Acid Synthesis Screening and Recordkeeping, chiede ai legislatori di rendere obbligatorio lo screening degli ordini di DNA e RNA sintetico su tutto il territorio americano.

Tra i firmatari ci sono anche Mustafa Suleyman di Microsoft AI e Alexandr Wang, responsabile AI di Meta, oltre a decine di scienziati, esperti di sicurezza nazionale e figure del settore biotech. La lettera è stata organizzata dalla Foundation for American Innovation e dall’Institute for Progress. Il messaggio centrale è diretto: i controlli volontari già adottati da alcuni fornitori di acidi nucleici sintetici non bastano più. Servono obblighi di legge. I fornitori devono verificare le sequenze ordinate alla ricerca di combinazioni potenzialmente pericolose, controllare l’identità e la legittimità dei clienti, e conservare registri dettagliati di ogni transazione in modo da rendere tracciabili eventuali attività sospette.

Il ragionamento alla base della richiesta è preciso. I modelli di AI di ultima generazione sono in grado di superare virologi con dottorato di ricerca su domande tecniche di laboratorio altamente specializzate. La conoscenza che un tempo richiedeva anni di formazione in strutture ad alto livello di sicurezza è sempre più accessibile a chiunque abbia un modello linguistico avanzato e una connessione internet. Nel frattempo, il DNA sintetico si può ordinare per posta attraverso canali con standard di verifica disomogenei. La combinazione dei due fattori preoccupa. La lettera non sostiene che il rischio sia immediato e certo, ma che la traiettoria è quella sbagliata: modelli più capaci, sintesi più economica, controlli a macchia di leopardo. Uno studio della Stanford University citato nella lettera rileva che gli strumenti di AI generativa hanno raggiunto il 53% della popolazione mondiale in soli tre anni, una velocità di diffusione superiore a quella del PC e di internet.

Sul piano legislativo, qualcosa si muove già. I senatori Tom Cotton e Amy Klobuchar hanno presentato il Biosecurity Modernization and Innovation Act of 2026, un disegno di legge bipartisan che darebbe al Dipartimento del Commercio un anno per definire nuove regole di screening obbligatorio, con esenzioni per materiali chiaramente privi di rischio. Una proposta analoga era già in discussione alla Camera, ma si è bloccata in commissione nell’aprile 2025 senza ulteriori progressi. La lettera dei CEO serve anche a fare pressione politica affinché il Senato porti il provvedimento a compimento. Non mancano le voci critiche: chi si oppone sostiene che definire quali sequenze siano “pericolose” è un esercizio intrinsecamente soggettivo, e che i costi di compliance potrebbero penalizzare le startup di biologia sintetica, che operano su margini stretti.

Quel che resta significativo, al di là del merito tecnico, è che i principali costruttori di AI stiano chiedendo regolamentazione di una filiera che non controllano direttamente. La lettera sposta il dibattito dalla sicurezza dei modelli linguistici alla catena di approvvigionamento della biologia sintetica. Se il Congresso recepirà la richiesta, lo screening del DNA diventerà uno dei primi punti di contatto concreto tra legislazione sull’AI e biosicurezza. Un terreno su cui il ritardo normativo, in questo caso, potrebbe avere conseguenze difficili da correggere.


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