Taglia pomodori, rompe uova, risolve un cubo di Rubik e suona il pianoforte. Non è un essere umano particolarmente versatile ma la mano robotica di Genesis AI, una startup francese che il 6 maggio ha presentato al mondo quella che definisce la prima vera “intelligenza per i robot”.
La notizia ha fatto rapidamente il giro della stampa specializzata, da Reuters a TechCrunch, e per buone ragioni, perché Genesis AI ha annunciato GENE-26.5, il primo modello progettato per dare ai robot capacità di manipolazione fisica comparabili a quelle umane, insieme a un sistema inedito per raccogliere dati su scala massiva e addestrare il modello in modo continuo. In altre parole, un cervello artificiale universale per i robot, accompagnato da una mano meccanica capace di imitare la destrezza delle dita umane.
Fondata da Zhou Xian, dottore in robotica alla Carnegie Mellon University, e da Théophile Gervet, ex ricercatore del laboratorio francese Mistral AI, Genesis ha raccolto 105 milioni di dollari in un round seed guidato da Khosla Ventures ed Eclipse, uno dei più grandi della storia per una startup francese. Tra i sostenitori figurano anche l’ex CEO di Google Eric Schmidt e il magnate delle telecomunicazioni Xavier Niel. L’ambizione dichiarata non è costruire un singolo robot, ma creare lo strato di intelligenza che ne alimenta molti, inclusi quelli prodotti da altre aziende.
“Il modello è sempre stato l’obiettivo, perché un modello migliore significa un’intelligenza migliore”, ha dichiarato Xian a TechCrunch. Per raccogliere i dati necessari ad addestrarlo, l’azienda ha sviluppato un guanto sensorizzato da far indossare ai lavoratori durante le normali attività. Il guanto costerebbe cento volte meno dell’hardware tradizionale e avrebbe dimostrato un’efficienza nella raccolta dati fino a cinque volte superiore rispetto ai classici metodi di teleoperazione, permettendo di costruire quella che Genesis definisce “la più grande libreria di abilità umane al mondo”.
Genesis punta a settori come automotive, elettronica, farmaceutica e logistica, tutte aree dove i robot convenzionali faticano con compiti delicati e variabili come il cablaggio, e sta già trattando con clienti in Francia, Germania e Italia. Gervet ha spiegato a Reuters la scelta di dare priorità all’Europa con parole semplici: “C’erano due grandi ragioni: la prima era il bacino di talenti; la seconda era la base industriale come mercato per noi”. La concorrenza, però, è agguerrita e sul fronte opposto si muove ad esempio la cinese Linkerbot, che punta a una valutazione di sei miliardi di dollari.

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