Generalist AI è in trattativa per raccogliere un nuovo round di finanziamento a una valutazione di 3 miliardi di dollari. La notizia arriva a distanza di poche settimane dalla chiusura del Series B da 400 milioni di dollari, che aveva già portato la startup a una valutazione di 2 miliardi. Un salto del 50% in meno di due mesi.
L’azienda è stata fondata nel 2024 da Pete Florence e Andy Zeng, ex ricercatori senior di Google DeepMind, insieme ad Andrew Barry, proveniente da Boston Dynamics. Il modello di business è preciso: Generalist non costruisce robot, sviluppa i modelli di intelligenza artificiale che permettono alle macchine di comprendere e agire nel mondo fisico. Fabbriche, laboratori, case, spazio — l’obiettivo dichiarato è coprire ambienti radicalmente diversi con un’unica architettura.
Il round precedente aveva attirato un parterre di investitori di peso. Radical Ventures aveva guidato il Series B, con la partecipazione di 8VC, Union Square Ventures, Norwest e Hanabi Capital. Tra i sostenitori già presenti che hanno reinvestito figurano Nvidia tramite NVentures e Bezos Expeditions, il veicolo d’investimento di Jeff Bezos. Tra gli angel investor, nomi come Fei-Fei Li, Naval Ravikant, il co-fondatore di Xiaomi Lin Bin e il CEO di Zoom Eric Yuan. Il totale di capitale raccolto supera ormai il mezzo miliardo di dollari.
Il prodotto attuale si chiama GEN-1, un modello progettato per insegnare ai robot compiti fisici di base. I video pubblicati dall’azienda mostrano bracci robotici che piegano indumenti, smistano mattoncini Lego e usano una frusta per mescolare ingredienti. Il modello avrebbe raggiunto un tasso di successo del 99% su task complessi in condizioni controllate. Florence lo ha descritto come adatto a compiti brevi, tipicamente sotto il minuto, con variabili limitate. Primi clienti esistono, ma le loro identità restano riservate.
Uno degli ostacoli strutturali del settore è la scarsità di dati di addestramento specifici per la robotica. Generalist AI ha risposto sviluppando dispositivi a pinza che mimano la mano umana, distribuiti a contributor in tutto il mondo. Il risultato è un dataset che supera le 500.000 ore di attività robotica reale — una base da cui partire per addestrare modelli capaci di generalizzare su hardware diversi senza doverli riprogrammare da zero.
Il mercato in cui opera non è affollato allo stesso modo di quello dei modelli linguistici, ma la competizione si fa sentire. Physical Intelligence è valutata oltre 11 miliardi di dollari, Skild AI supera i 14 miliardi, mentre Field AI si attesta intorno ai 2 miliardi. Generalist si distingue per un approccio agnostico rispetto all’hardware — i modelli girano su bracci robotici standard con pinze semplici, senza puntare su form factor umanoidi. Una scelta che privilegia l’applicabilità commerciale immediata rispetto all’estetica.
Se il nuovo round andrà in porto alle condizioni discusse, Generalist AI avrà triplicato la sua valutazione nel giro di pochi mesi dal lancio di GEN-1. Il segnale che arriva dagli investitori è chiaro: il mercato non sta scommettendo solo sui robot fisici, ma sull’intelligenza che li governa. Chi controlla i modelli fondazionali per la robotica potrebbe trovarsi in una posizione analoga a quella di chi, anni fa, ha scommesso sui grandi modelli linguistici prima che diventassero infrastruttura.














