L’ombra dell’intelligenza artificiale si allunga sugli uffici e le fabbriche italiane, trasformando l’entusiasmo per l’innovazione in una crescente inquietudine occupazionale. Secondo l’ultima indagine Legacoop-Ipsos, pubblicata alla vigilia del Primo Maggio 2026, il 42% dei lavoratori teme che la propria professionalità possa essere sostituita dagli algoritmi.
Non si tratta più solo di automazione industriale, il timore colpisce anche i colletti bianchi e le professioni intellettuali, con 4 dipendenti su 10 convinti che le macchine possano presto svolgere i loro compiti con maggiore efficienza. Questa sensazione di sostituibilità sta ridisegnando il clima psicologico nelle aziende, portando in primo piano il tema della stabilità contrattuale e del valore umano nel ciclo produttivo.
Nonostante il pessimismo diffuso, diversi esperti invitano a una lettura meno apocalittica. Francesco Delzio, direttore presso la Luiss Business School, ha recentemente dichiarato che l’AI non rappresenta la fine del lavoro per com’è sempre stato concepito, ma piuttosto un’opportunità storica per scuotere la produttività italiana, ferma da vent’anni. La sfida, secondo Delzio, non è la scomparsa del lavoro ma la sua metamorfosi, in cui l’AI dovrebbe diventare una sorta di co-pilota del lavoratore, liberandolo da mansioni ripetitive per potenziare la creatività. Tuttavia, questa transizione richiede un piano massiccio di formazione di nuove competenze, poiché il rischio reale non è la macchina in sé, quanto l’incapacità umana di governarla.
Per arginare l’ansia da algoritmo, il mondo cooperativo e i sindacati invocano una sorta di “via etica” all’innovazione. Il presidente di Legacoop, Simone Gamberini, sottolinea come la tecnologia debba essere accompagnata da una gestione democratica e condivisa delle decisioni aziendali, mettendo al centro la qualità delle relazioni. La vera competizione del futuro non sarà dunque tra uomo e macchina, ma tra sistemi che isolano l’individuo e modelli che utilizzano l’AI per migliorare il benessere collettivo.

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