“L’AI non riduce il lavoro, lo intensifica”. Cosa dice il nuovo studio di Harvard Business Review

I ricercatori hanno osservato per otto mesi circa 200 dipendenti di un’azienda tecnologica statunitense

Lavoro 12 feb 2026

5 min.

“L’AI non riduce il lavoro, lo intensifica”. Cosa dice il nuovo studio di Harvard Business Review

L’intelligenza artificiale promette di rivoluzionare il mondo del lavoro, riducendo le ore trascorse in ufficio e automatizzando le attività più ripetitive. Ma la realtà, secondo uno studio pubblicato su Harvard Business Review da Aruna Ranganathan e Xingqi Maggie Ye, sembra essere diversa. Secondo la ricerca infatti l’AI non riduce il lavoro, ma lo intensifica.

I ricercatori hanno osservato per otto mesi circa 200 dipendenti di un’azienda tecnologica statunitense, scoprendo che l’uso volontario di strumenti di AI generativa ha portato a un aumento del multitasking, a una dilatazione delle ore lavorative e a un carico cognitivo più elevato. Invece di lavorare meno, i dipendenti hanno iniziato a gestire più attività contemporaneamente, spesso sfruttando anche i momenti di pausa per controllare i risultati prodotti dall’AI. Il tempo risparmiato non si è tradotto quindi in meno lavoro, ma in più compiti da svolgere in parallelo. Come ha spiegato Ranganathan, “l’AI rende facile iniziare nuove attività, spingendo i lavoratori a espandere il proprio ruolo e a sentirsi sempre impegnati, anche se non necessariamente più efficienti”.

Per evitare che questa intensificazione diventi insostenibile, i ricercatori raccomandano l’introduzione di norme e routine strutturate sull’uso dell’AI in azienda. Solo il 24% dei lavoratori ha ricevuto una formazione specifica, nonostante il 72% la desideri. Inoltre, le aziende devono riflettere su come integrare l’AI senza sacrificare la qualità del lavoro e il benessere dei dipendenti. Come ha osservato l’analista di innovazione e antropologo digitale Brian Solis su Harvard Business Review Italia, “l’innovazione guidata dall’AI richiede un cambio di mentalità: non si tratta solo di automatizzare, ma di reimmaginare il lavoro”. Senza una strategia chiara, l’AI rischia di trasformare il lavoro in una corsa senza fine, dove la produttività aumenta, ma a discapito della salute mentale e della soddisfazione personale.


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