Il New York Times e altri editori chiedono sanzioni nei confronti di OpenAI

Steven Lieberman, avvocato del New York Daily News, ha dichiarato che OpenAI sta distruggendo prove che dimostrerebbero come ChatGPT sia stato addestrato su giornalismo rubato

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Il New York Times e altri editori chiedono sanzioni nei confronti di OpenAI

La guerra tra i giganti dell’AI e l’industria dell’informazione si fa sempre più accesa. Un gruppo di testate guidato dal New York Times e dal New York Daily News ha chiesto a un giudice federale di Manhattan di sanzionare OpenAI, accusando l’azienda di aver mentito al tribunale sulla propria capacità di ricercare nei suoi sistemi prove dell’uso illecito di milioni di articoli per addestrare i suoi modelli di intelligenza artificiale.

Secondo i giornali, OpenAI avrebbe nascosto prove decisive: in un primo momento, l’azienda aveva dichiarato di non avere strumenti per cercare nei suoi dataset materiali protetti da copyright. Tuttavia, un dipendente ha poi testimoniato che la società aveva già effettuato ricerche sui contenuti dei querelanti prima ancora che venisse presentata la prima denuncia, nel 2023. Non solo: i giornali sostengono che OpenAI abbia cancellato miliardi di conversazioni di ChatGPT o le abbia rese irricercabili, impedendo così di verificare l’uso illecito dei loro articoli.

Steven Lieberman, avvocato del New York Daily News, ha dichiarato che OpenAI sta distruggendo prove che dimostrerebbero come ChatGPT sia stato addestrato su giornalismo rubato. La causa, avviata dal New York Times nel 2023, accusa OpenAI e Microsoft di aver utilizzato milioni di articoli senza permesso per addestrare il modello alla base di ChatGPT. Sam Altman, CEO di OpenAI, ha risposto definendo le accuse falsità evidenti e accusando i querelanti di voler invadere la privacy di persone non coinvolte nel caso.

Questa disputa non è isolata, ma fa parte di una ondata di cause legali che coinvolgono aziende come Anthropic e Meta, accusate di aver utilizzato materiali protetti per addestrare i loro modelli AI. Recentemente, Anthropic ha accettato di pagare 1,5 miliardi di dollari a un gruppo di autori per aver usato le loro opere senza permesso, una cifra che rappresenta solo una piccola frazione del valore di mercato dell’azienda, stimato in 965 miliardi di dollari.

La questione centrale è se l’addestramento dei modelli AI su contenuti digitali sia protetto dal fair use, la dottrina del diritto d’autore statunitense che consente l’uso limitato di materiali protetti senza autorizzazione. Una tesi che, come sottolineato da Demis Hassabis, CEO di Google DeepMind, è attualmente testata in decine di cause con esiti contrastanti.

Mentre il tribunale valuta le richieste di sanzioni, il futuro dell’informazione e dell’AI resta in bilico. Se i giornali dovessero vincere, il caso potrebbe ridisegnare le regole su come le aziende tech possono utilizzare i contenuti protetti per addestrare i loro modelli. Al contrario, una vittoria di OpenAI potrebbe consolidare il potere delle aziende AI, lasciando l’industria dell’informazione in una posizione ancora più debole.

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