Le aziende cinesi che producono chip per l’intelligenza artificiale stanno alzando i prezzi dei loro prodotti più avanzati, vittime di una carenza globale di memoria ad alta larghezza di banda (HBM) che sta mettendo in crisi l’intero settore. Secondo quanto riportato da Reuters, giganti come Huawei e Cambricon hanno già applicato rincari significativi sui loro acceleratori e chip per l’AI, rendendo ancora più difficile per la Cina costruire un ecosistema di calcolo autosufficiente. La memoria HBM, infatti, è un componente critico per l’addestramento dei modelli di intelligenza artificiale, e la sua scarsità sta costringendo le aziende a pagare di più per garantirsi forniture sufficienti.
La situazione riflette un problema più ampio che attraversa l’industria tecnologica mondiale. La domanda di HBM è esplosa negli ultimi due anni, trainata dalla corsa all’AI generativa e dall’aumento degli investimenti in data center. Secondo un report di Samsung del febbraio 2026, la carenza di memoria non è destinata a risolversi prima del 2027, costringendo i produttori a rivedere le proprie strategie di approvvigionamento. Anche Micron e SK Hynix, i principali fornitori globali di HBM, stanno dando priorità agli ordini dei clienti più importanti, lasciando meno spazio per le aziende cinesi, che faticano a competere sui prezzi e sulle quantità.
Huawei, che nel 2025 ha presentato il suo chip Ascend 930 come alternativa ai prodotti Nvidia, si trova ora a dover affrontare costi di produzione più alti proprio a causa dell’aumento dei prezzi dell’HBM. Secondo analisti di Digitimes, i rincari potrebbero superare il 30% per i chip di nuova generazione, rendendo meno competitivi i prodotti cinesi rispetto a quelli occidentali. Cambricon, un altro attore chiave del settore, ha già annunciato che i suoi acceleratori per data center subiranno un aumento medio del 25% a partire da ottobre 2026. Questi incrementi rischiano di rallentare la crescita del mercato cinese dell’AI, che punta a ridurre la dipendenza dalle tecnologie straniere.
La carenza di HBM non è l’unico problema per le aziende cinesi. Le sanzioni statunitensi continuano a limitare l’accesso a tecnologie avanzate, costringendo Pechino a investire massicciamente in ricerca e sviluppo per trovare soluzioni alternative. Tuttavia, la mancanza di memoria ad alta performance rappresenta un ostacolo concreto. Secondo un rapporto di Astute Group, la crisi dell’HBM sta già spingendo i produttori a riorganizzare le catene di fornitura, con conseguenze che potrebbero durare anni. Le aziende che non riescono ad assicurarsi forniture adeguate rischiano di perdere quote di mercato a favore di competitor stranieri, come Nvidia, che pur tra difficoltà logistiche riesce a garantire una maggiore stabilità.
Nonostante le difficoltà, il governo cinese non sembra intenzionato a cedere. Pechino ha inserito lo sviluppo di chip per l’AI tra le priorità nazionali, stanziando miliardi di yuan per sostenere la ricerca e la produzione locale. Tuttavia, la strada è in salita. Secondo dati di Macao News, la domanda globale di HBM è cresciuta del 40% nel 2025 e si prevede un ulteriore aumento del 25% nel 2026. Questo significa che, almeno nel breve termine, i prezzi rimarranno alti e la disponibilità limitata, soprattutto per le aziende che non hanno accesso alle stesse risorse delle multinazionali occidentali.

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