Guerra legale all’AI: 400 editori USA contro OpenAI e Microsoft per furto di articoli

L'accusa nei confronti di OpenAI e Microsoft è di aver di aver utilizzato illegalmente centinaia di migliaia di articoli protetti da copyright per addestrare i loro modelli di intelligenza artificiale
Guerra legale all’AI: 400 editori USA contro OpenAI e Microsoft per furto di articoli

Una coalizione di quasi 400 editori statunitensi ha presentato una causa legale senza precedenti contro OpenAI e Microsoft, accusandole di aver utilizzato illegalmente centinaia di migliaia di articoli protetti da copyright per addestrare i loro modelli di intelligenza artificiale, tra cui ChatGPT e Microsoft Copilot. La denuncia, depositata il 26 giugno presso una corte distrettuale di New York, rappresenta uno dei più grandi procedimenti legali nel settore dell’AI, con richieste di risarcimenti milionari e il blocco dell’uso non autorizzato dei contenuti.


Secondo il documento legale, le due aziende avrebbero scansionato sistematicamente i siti web delle testate, inclusi quelli con paywall, copiando articoli, inchieste e altri contenuti originali senza autorizzazione né compenso. Hanno rimosso deliberatamente i crediti degli autori e le informazioni sul copyright, si legge nella denuncia, rendendo così più difficile per gli editori provare l’uso illecito dei loro contenuti. Matthew J. Platkin, ex procuratore generale del New Jersey e avvocato della coalizione, ha sottolineato che il giornalismo locale è il pilastro della democrazia USA, e questo modello di business lo sta mettendo a rischio di estinzione.


Oltre a OpenAI, anche Microsoft è stata trascinata in tribunale. Il colosso di Redmond, che ha investito oltre 13 miliardi di dollari in OpenAI, è accusato di aver fornito gli strumenti tecnologici per compiere queste violazioni. Copilot, il servizio AI di Microsoft, è citato esplicitamente nella causa, che sottolinea come i prodotti delle due aziende abbiano generato centinaia di miliardi di dollari di valore, senza che gli editori abbiano ricevuto un solo centesimo.


Questa causa si aggiunge a quella già avviata dal New York Times nel 2023, che aveva accusato OpenAI e Microsoft di aver utilizzato milioni di articoli senza permesso. Franco Bernabè, fondatore di Techvisory e presidente dell’Università di Trento, ha definito l’azione legale storica, paragonandola alla causa intentata da 2.000 autori contro Anthropic, che si è conclusa con un risarcimento di 1,5 miliardi di dollari. I grandi editori potrebbero trovare un accordo economico, ma i piccoli restano indifesi, ha spiegato Bernabè, evidenziando come questo disincentivi la produzione di contenuti originali online.


Da parte sua, OpenAI ha ribadito che i suoi modelli si basano su dati pubblicamente disponibili e rientrano nel fair use, ma la coalizione degli editori non è d’accordo. Non si tratta di bloccare l’innovazione, ma di garantire che avvenga nel rispetto della legge, si legge nella denuncia. La causa chiede danni punitivi, il risarcimento dei profitti ottenuti illegalmente e il rimborso delle spese legali.

Mentre negli USA la battaglia legale si infiamma, in Europa la Corte di Giustizia UE sta esaminando un caso simile che coinvolge Google e l’editore ungherese Like Company, accusato di aver estratto contenuti per Gemini. La decisione è attesa per settembre 2026 e potrebbe fare giurisprudenza anche per i casi futuri.

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