L’amministrazione Trump sta studiando un sistema di controllo senza precedenti sull’esportazione dei chip per l’intelligenza artificiale. Una bozza di regolamento richiederebbe l’approvazione del governo statunitense per praticamente ogni spedizione globale di acceleratori AI prodotti da Nvidia e AMD. Le nuove norme estenderebbero le attuali restrizioni, che già sono molto ferree e coprono circa 40 paesi, ad un quadro globale. In pratica, nessun paese potrebbe più acquistare liberamente le GPU che alimentano i grandi modelli di AI senza il via libera di Washington.
Il meccanismo previsto è preciso e articolato. Le spedizioni fino a 1.000 unità delle più recenti GPU GB300 di Nvidia sarebbero sottoposte a un processo di revisione, con alcune possibilità di esenzione. Le implementazioni più grandi richiederebbero un’autorizzazione preventiva e potrebbero essere soggette a condizioni come la divulgazione del modello di business o visite governative in loco. Per installazioni superiori a 200.000 GPU, il governo del paese ospitante dovrebbe partecipare direttamente al processo di approvazione. La logica è chiara: chi vuole i chip, deve scendere a patti con gli Stati Uniti anche facendo investimenti diretti nel paese.
Le reazioni dei mercati sono state immediate. Nvidia ha perso l’1,8%, AMD il 2,2% e Micron il 3,4%. Sul fronte politico, il presidente della commissione esteri della Camera Brian Mast ha sintetizzato bene il contenuto della posta in gioco e il senso del provvedimento: “Siamo in una corsa agli armamenti sull’AI, ed è importante sapere dove i venditori di armi AI stanno vendendo”. I chip non sono più semplici prodotti tecnologici, ma strumenti di una partita strategica geopolitica globale.

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Nonostante l'apertura del governo di Pechino, le vendite dei chip…














