Una nuova ricerca della School of Computer Science della Carnegie Mellon University rivela un paradosso significativo: più un sistema di intelligenza artificiale è capace di ragionare, più tende ad agire in modo egoistico.
Lo studio, oggi disponibile su arXiv, si intitola “Spontaneous Donations and Calculated Greed in Large Language Models” e sarà presentato alla Conferenza EMNLP 2025 di Suzhou, in Cina.
Avidità calcolata
Gli studiosi dell’Human-Computer Interaction Institute hanno studiato i “comportamenti sociali” dei modelli linguistici. Per farlo hanno utilizzato giochi economici che simulano dilemmi sociali, valutando diversi modelli standard (tra cui modelli di OpenAI, Google, DeepSeek e Anthropic) in sei giochi di cooperazione e punizione. Ne è emerso che i comportamenti dei modelli AI rispecchiano gli schemi umani di “donazione spontanea e avidità calcolata“.
Nel gioco dei Beni Pubblici, ad esempio, ogni modello riceveva 100 punti e doveva scegliere se tenerli per sé o versarli in un fondo comune, che veniva poi raddoppiato e redistribuito. I risultati sono stati netti: se i modelli non ragionanti hanno condiviso i punti nel 96% dei casi, i modelli ragionanti l’hanno fatto solo nel 20%.
In ulteriori test di gruppo, i ricercatori hanno notato addirittura che l’egoismo dei modelli ragionanti si propaga: la loro presenza riduceva dell’81% la performance collettiva dei modelli cooperativi.
L’eccessiva fiducia umana
L’aspetto più preoccupante non riguarda i modelli in sé, ma il modo in cui gli utenti li utilizzano: tendiamo sempre più spesso ad affidare questioni delicate proprio a quelli che ci sembrano più performanti, senza considerare che questa tendenza alla performance potrebbe inibire l’attenzione sociale.
“Quando l’intelligenza artificiale si comporta come un essere umano, le persone iniziano a trattarla come tale”, spiega Yuxuan Li, dottorando all’HCII e coautore dello studio insieme al professor Hirokazu Shirado. “Questo è rischioso: delegare all’AI questioni sociali o decisionali può portare a comportamenti sempre più egoistici”.
Insomma, nonostante siamo abituati a pensare all’intelligenza come a una virtù, nel suo spingersi verso l’efficienza algoritmica delle macchine finisce per trasformarsi in una forma di protezionismo anti-sociale. Un tema che, forse, le scienze cognitive dell’AI dovrebbero considerare con più attenzione.

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