Nvidia ha annunciato accordi per un valore complessivo superiore a 750 miliardi di dollari nelle ultime ore, tra cui un’intesa da oltre 500 miliardi con il conglomerato sudcoreano SK Group e trattative avanzate per garantire fino a 250 miliardi di finanziamenti a OpenAI. Il titolo ha perso il 4,5% in una sola seduta. Gli investitori hanno iniziato a fare domande scomode.
L’accordo con SK Group è strutturato come uno scambio reciproco: Nvidia acquisterà chip di memoria ad alta larghezza di banda da SK Hynix e collaborerà alla progettazione di componenti di nuova generazione, mentre SK Group comprerà i supercomputer di Nvidia. Un baratto su scala industriale. Sul fronte OpenAI, secondo fonti vicine alle trattative, Nvidia starebbe valutando di garantire fino a 250 miliardi in finanziamenti per il nuovo data center da 10 gigawatt che SoftBank sta costruendo in Ohio, con discussioni in corso su ulteriori acquisti di chip da parte di OpenAI per 350 miliardi. Le negoziazioni sono in una fase iniziale e potrebbero non andare in porto.
Il problema strutturale che i mercati stanno prezzando è quello che gli analisti chiamano “circular financing”: Nvidia investe nelle aziende AI, le stesse aziende usano quei capitali per comprare GPU Nvidia, e il ciclo si autoalimenta. Un professore del MIT Sloan aveva già definito l’accordo OpenAI-Nvidia “una partita di giro”, osservando come i 100 miliardi investiti da Nvidia corrispondessero agli stessi 100 miliardi che OpenAI si impegnava a spendere in chip. L’intesa Nvidia-OpenAI ha attirato l’attenzione degli osservatori di mercato: OpenAI acquista i chip avanzati di Nvidia, creando un meccanismo circolare che alcuni analisti trovano problematico e che solleva interrogativi sull’inflazione artificiale della domanda.
Nvidia genera utili enormi e li usa per sostenere i suoi clienti, che invece perdono denaro. È la sintesi più brutale della situazione. Lunedì Nvidia ha annunciato anche un investimento e una partnership con Safe Superintelligence, la nuova azienda del cofondatore di OpenAI Ilya Sutskever. Il perimetro delle partecipazioni si allarga di settimana in settimana. Jensen Huang ha respinto l’idea che i suoi accordi siano circolari per natura, pur sostenendo le stesse aziende che rappresentano i principali acquirenti dei suoi chip.
La difesa di Huang è pragmatica: gli investimenti di Nvidia rappresentano “una piccola percentuale del capitale che queste aziende devono comunque raccogliere”. Nvidia ha sempre sostenuto di non imporre contrattualmente ai partner di usare i proventi per acquistare i suoi chip. Ma il punto non è la forma contrattuale. È l’effetto sistemico. Pubblicazioni come il Wall Street Journal hanno evidenziato il meccanismo circolare tra laboratori AI e fornitori di hardware: se questi circuiti si indeboliscono, il ritmo della spesa in infrastrutture AI potrebbe rallentare.
La vera questione non è se Nvidia stia facendo qualcosa di illegale — non lo è. È se la domanda di GPU che alimenta le sue valutazioni sia in parte una domanda che Nvidia stessa contribuisce a creare finanziando i propri clienti. Nvidia sta lavorando a un nuovo ciclo di accordi AI per oltre 750 miliardi di dollari, intensificando investimenti che i critici avvertono stiano gonfiando artificialmente la domanda e le valutazioni nell’industria. Se le trattative con OpenAI si concretizzassero nella forma attuale, Nvidia diventerebbe al tempo stesso fornitore di chip, azionista, garante finanziario e partner strategico dello stesso cliente. Quattro ruoli in conflitto, tenuti insieme da una sola azienda.














