Alex Turner ha lasciato Google DeepMind a giugno. La causa è il contratto che Google ha firmato con il Dipartimento della Difesa americano, che permette l’uso dei modelli Gemini su reti militari classificate per “qualsiasi scopo legale”, senza restrizioni giuridicamente vincolanti contro armi autonome o sorveglianza di massa. “Quando Google ha firmato l’accordo, la mia coscienza ha semplicemente detto no”, ha scritto Turner in un lungo post pubblicato il 15 luglio.
Turner era ricercatore di AI safety da oltre due anni. Prima di dimettersi, ha trascorso mesi a cercare di bloccare l’accordo dall’interno. Ha redatto una proposta di 25 pagine con clausole contrattuali e meccanismi di supervisione, lodata da esperti di diritto militare, e l’ha inviata al CEO di DeepMind Demis Hassabis. Quest’ultimo l’ha girata a due funzionari senior di policy. La proposta, scrive Turner, è rimasta ignorata fino alla firma del contratto. Ha contattato anche Jeff Dean, Chief Scientist di Google e co-responsabile del progetto Gemini, riuscendo a farlo firmare un amicus brief a sostegno di Anthropic contro il Pentagono — ma Dean, secondo Turner, non ha usato la propria influenza per fermare l’accordo di Google.
Il contratto, confermato dal Pentagono all’inizio di maggio, inserisce Google in un gruppo che comprende Microsoft, Amazon, OpenAI e xAI, tutti firmatari di accordi simili con la Difesa. L’unica eccezione è Anthropic, che ha rifiutato i termini. Il Pentagono ha risposto ordinando all’esercito e ai contractor di smettere di usare i suoi prodotti, etichettandola come “rischio per la supply chain” — una designazione che Anthropic sta contestando in tribunale. Il documento firmato da Google include una formula secondo cui i modelli “non sono destinati” all’uso per armi autonome o sorveglianza di massa, ma Google “non può controllare o porre il veto alle decisioni operative legittime del governo”: nessun obbligo eseguibile.
La tensione dentro Google non riguarda solo Turner. Più di 600 dipendenti hanno firmato una lettera aperta contro il contratto, tra cui oltre 20 dirigenti e vicepresidenti. Oltre 100 ricercatori di DeepMind hanno firmato una lettera interna separata contro l’uso della ricerca del laboratorio per sviluppo di armi o targeting autonomo. I dipendenti di DeepMind nel Regno Unito hanno avviato una procedura di sindacalizzazione attraverso la Communication Workers Union, con il 98% dei membri CWU che ha votato a favore. Le richieste includono la fine dell’uso dei modelli Google da parte del Pentagono e dell’esercito israeliano, e il ripristino dei principi etici che Google ha eliminato nel febbraio 2025 — quando Hassabis aveva giustificato la mossa citando “la competizione globale per la leadership nell’AI”.
Il confronto con il 2018 è inevitabile. Allora, circa 4.000 dipendenti firmarono una petizione contro Project Maven, e diverse dimissioni convinsero Google ad abbandonare il contratto con il Pentagono per l’analisi di immagini da droni. Oggi il contesto è diverso: il mercato dell’AI militare vale decine di miliardi, i tagli nel settore tech hanno eroso il potere contrattuale dei lavoratori, e Google ha già rimosso le proprie linee rosse interne. Turner non ha accettato offerte da altri laboratori concorrenti, incluso il team di safety di OpenAI, e ha dichiarato di essere disoccupato. È una scelta che dice qualcosa sulla natura del problema: non è una disputa su chi paga di più, ma su dove si tracciano i confini — e chi decide.














