Verso una Silicon Valley siriana?

Migliaia di imprenditori tech siriani ci credono fortemente

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Verso una Silicon Valley siriana?

Dopo la caduta del regime di Bashar al-Assad nel dicembre 2024, la Siria sta vivendo un’ondata di imprenditorialità digitale senza precedenti, con startup locali che intendono trasformare le città siriane in un ecosistema hi-tech.

Un articolo di Rest Of World racconta come molti siriani, soprattutto giovani con esperienza nel settore, stiano tornando dall’estero per fondare imprese innovative nel loro Paese. Startup come YallaGo (app di ride-hailing che ha rapidamente ampliato i propri servizi in diverse città) Quizat (piattaforma educativa che propone quiz interattivi per studenti delle scuole superiori) riscontrano un successo crescente anche grazie allo snellimento burocratico del Paese.

Snellimento burocratico

Il clima per le startup è cambiato grazie al nuovo ministro delle Comunicazioni e della Tecnologia dell’Informazione, Abdulsalam Haykal, che ha semplificato le procedure per le applicazioni online, eliminando licenze e permessi complessi. Questo approccio ha creato un terreno più fertile per gli sviluppatori locali, aprendo la strada a un possibile boom tecnologico.

L’infrastruttura digitale rimane ancora carente: circa il 64% della popolazione non ha accesso a un segnale Internet stabile, mentre la predominanza delle transazioni in contante limita l’adozione di soluzioni digitali. E gli investimenti esteri, pur mostrando segnali di interesse, restano cauti.

Venticinquemila posti di lavoro entro il 2030

Nonostante tutto, la Siria guarda avanti con ottimismo. A febbraio si è svolta nella Silicon Valley americana una conferenza organizzata da imprenditori siriani tech di nome SYNC ’25, la prima in 50 anni. Ha attirato oltre 1000 partecipanti attivi, e ha fatto convergere l’interesse di circa 3000 persone in tutto. I partecipanti si sono posti l’obiettivo di creare 25.000 nuovi posti di lavoro nel settore tecnologico siriano entro il 2030, segno che il Paese ambisce a consolidare la propria “Silicon Valley” in Medio Oriente.

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