La Corte Suprema degli Stati Uniti ha posto fine, almeno per ora, al dibattito sulla possibilità di proteggere con il copyright le opere d’arte generate esclusivamente dall’intelligenza artificiale. I giudici hanno rifiutato di esaminare il ricorso di Stephen Thaler, scienziato informatico del Missouri, che chiedeva il riconoscimento del diritto d’autore per un’immagine creata dal suo sistema AI DABUS.
La decisione conferma l’orientamento emerso nelle sentenze precedenti. Senza un autore umano, mancano i presupposti per l’esistenza del copyright. “La creatività umana è un requisito fondamentale del diritto d’autore”, aveva sentenziato già nel 2023 il giudice Beryl A. Howell, una posizione ribadita anche dalla Corte d’Appello nel 2025.
Gli avvocati di Thaler avevano definito il caso di “importanza fondamentale” per lo sviluppo dell’AI nel settore creativo, avvertendo che la decisione avrebbe avuto “un impatto irreversibile e negativo” sull’innovazione. Nonostante ciò, la Corte Suprema ha scelto di non intervenire, lasciando invariato lo status quo.
Le opere generate da algoritmi non possono essere protette, a meno che non vi sia un contributo umano diretto e significativo. Anche l’Ufficio per il Copyright statunitense aveva respinto la richiesta di Thaler nel 2022, sostenendo che la legge “fa chiaramente riferimento a un autore umano, non a una macchina”.
“Stiamo entrando in nuove frontiere del diritto d’autore”, ha osservato il giudice Howell, ma per ora la legge rimane ancorata al principio della creatività umana. Gli esperti prevedono che il dibattito è destinato a riaccendersi, man mano che la tecnologia diventerà sempre più parte integrante del processo creativo.

Intelligenza Artificiale e arte: creatività e tutela
Uno dei temi che riscuote grande attenzione tra gli esperti…













