Texas, la governatrice eletta sfida i data center: «Prima le garanzie per i cittadini»

Hinojosa vuole che le comunità abbiano voce nelle decisioni e possano stabilire se ospitare gli impianti e a quali condizioni

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Texas, la governatrice eletta sfida i data center: «Prima le garanzie per i cittadini»

Il Texas si prepara a cambiare passo sulla corsa ai data center. La governatrice eletta Gina Hinojosa, democratica che il 3 novembre ha sconfitto il repubblicano Greg Abbott, ha promesso nuove norme per proteggere i residenti e uno stop alle autorizzazioni finché le garanzie non saranno definite. «I data center sono arrivati soprattutto nelle comunità rurali e non ci sono regole e leggi per proteggere i texani», ha dichiarato alla CNN. Hinojosa vuole che le comunità abbiano voce nelle decisioni e possano stabilire se ospitare gli impianti e a quali condizioni. La moratoria dovrebbe durare fino all’approvazione di nuove tutele. Hinojosa entrerà in carica il 19 gennaio 2027.

Il Texas è uno dei principali poli statunitensi per i data center, strutture che ospitano i server alla base dei servizi digitali e dei modelli di AI. Terreni economici, disponibilità di energia e politiche favorevoli alle imprese hanno attirato investimenti di gruppi come Meta, Google e Microsoft. La crescita dell’AI rende però più visibili i costi locali dell’espansione. I residenti contestano soprattutto il consumo di elettricità e acqua, il rumore e l’impatto sul territorio.

Prima della stretta, l’operatore elettrico texano ERCOT monitorava richieste di connessione per oltre 400 gigawatt di progetti legati ai data center. È una capacità richiesta teorica, non energia già consumata, ma il volume è paragonabile al fabbisogno dell’intero sud degli Stati Uniti. Ad agosto Abbott aveva ordinato di sospendere nuove connessioni alla rete e avviato una verifica sui consumi, gli effetti ambientali e gli incentivi fiscali. La sua amministrazione aveva anche disposto una pausa temporanea su alcune autorizzazioni ambientali. Hinojosa intende introdurre una moratoria più ampia, collegata all’approvazione di una legge.

Il malcontento supera i confini dello Stato. Un sondaggio Reuters/Ipsos diffuso prima del voto ha rilevato che il 42% degli elettori registrati considerava molto importante, o prioritaria, limitare la costruzione di data center. In una rilevazione di ottobre dell’Università di Houston, il 79% dei probabili elettori texani si è detto favorevole a porre limiti al numero di strutture. Il politologo Brandon Rottinghaus, dell’ateneo, ha osservato che i data center collegano lo sviluppo economico a questioni quotidiane come bollette, acqua e diritti di proprietà. L’opposizione non nasce necessariamente da un rifiuto della tecnologia, ma dalla richiesta che i benefici non restino alle aziende mentre i costi ricadono sulle comunità.

Resta da capire quanto rapidamente Hinojosa potrà tradurre le promesse in provvedimenti. I democratici hanno conquistato la guida dello Stato e la maggioranza alla Camera texana, mentre il Senato resta repubblicano. Per approvare nuove leggi sarà necessario negoziare. Tra le proposte della campagna, riferisce il Texas Tribune, figurano la tutela delle riserve idriche, la fine degli accordi di riservatezza sui progetti e l’eliminazione delle agevolazioni fiscali agli sviluppatori. Hinojosa vuole inoltre evitare che i consumatori sostengano i costi delle infrastrutture elettriche per i nuovi impianti. Il settore rivendica investimenti, occupazione ed entrate fiscali. Jess Heck, della Data Center Coalition, ha detto che l’industria vuole collaborare con le comunità per una crescita responsabile.

Negli Stati Uniti aumentano intanto le contestazioni locali contro le infrastrutture digitali. Per le aziende, una moratoria potrebbe ritardare progetti da miliardi di dollari e spostare investimenti verso Stati considerati più prevedibili. Per le amministrazioni, la sfida è evitare che la corsa alla capacità di calcolo comprometta rete elettrica, risorse idriche e qualità della vita. Il caso evidenzia un nodo della competizione globale sull’AI: non basta costruire infrastrutture per alimentare la tecnologia, occorre stabilire chi ne sostiene i costi e chi partecipa alle decisioni.

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