SpaceX verso la più grande IPO della storia: i conti che nessuno aveva visto

Il 20 maggio SpaceX ha depositato il prospetto pubblico per la sua quotazione in borsa, prevista al Nasdaq il 12 giugno con una valutazione di 1.750 miliardi di dollari. Per la prima volta i conti dell'azienda di Musk sono visibili a tutti: Starlink guadagna, xAI brucia tutto.

Economia - Finanza 26 mag 2026

3 min.

SpaceX verso la più grande IPO della storia: i conti che nessuno aveva visto

SpaceX ha depositato il suo prospetto ufficiale per la quotazione in borsa il 20 maggio 2026, aprendo per la prima volta uno spiraglio sui conti di un’azienda che per vent’anni ha operato lontano dagli occhi dei mercati pubblici. Il debutto al Nasdaq è fissato per il 12 giugno, con il simbolo SPCX, e punta a raccogliere fino a 75 miliardi di dollari a una valutazione di 1.750 miliardi. Se andasse in porto, supererebbe il record attuale detenuto dall’IPO di Saudi Aramco del 2019, che si fermò a 29 miliardi raccolti.

Il documento rivela una struttura a tre segmenti con sorti molto diverse. Starlink, la rete di internet satellitare, è il cuore pulsante del business: nel 2025 ha generato 11,4 miliardi di dollari di ricavi — il 61% del totale aziendale — con un margine operativo lordo del 63% e 10,3 milioni di abbonati in 164 paesi, il doppio rispetto all’anno precedente. Il segmento lanci, quello che comprende i razzi Falcon e il programma Dragon, ha prodotto 4,1 miliardi di ricavi ma chiude in perdita operativa, perché 3 miliardi di dollari nel solo 2025 sono stati investiti nello sviluppo di Starship, il mega-razzo ancora in fase di collaudo. Poi c’è l’intelligenza artificiale: il segmento xAI, nato dall’acquisizione dell’omonima società di Musk completata a febbraio 2026, ha portato 3,2 miliardi di ricavi e 6,35 miliardi di perdita operativa in un anno solo. A livello consolidato, SpaceX ha chiuso il 2025 con 18,7 miliardi di ricavi, una crescita del 33% sull’anno prima, ma anche con una perdita netta di circa 5 miliardi.

La fusione con xAI spiega gran parte della trasformazione finanziaria. Nel 2024, prima dell’integrazione, SpaceX era in utile. Dopo, i conti sono tornati profondamente in rosso: xAI brucia circa un miliardo di dollari al mese in infrastrutture di calcolo per addestrare modelli linguistici come Grok, la risposta di Musk a ChatGPT. Nel solo primo trimestre del 2026, il segmento AI ha assorbito 7,7 miliardi di dollari di investimenti in conto capitale — più di quanto SpaceX abbia speso per il settore spazio e quello della connettività messi insieme. Il prospetto registra un deficit accumulato di 41,3 miliardi dall’inizio delle attività, e una perdita netta nel primo trimestre 2026 di 4,3 miliardi su 4,7 miliardi di ricavi. In pratica, l’azienda incassa e spende quasi tutto subito, senza margine residuo. A compensare parzialmente questo quadro c’è un contratto di fornitura di capacità di calcolo firmato a maggio 2026 con Anthropic, che pagherà 1,25 miliardi al mese fino al 2029 per usare i data center Colossus di SpaceX.

La valutazione richiesta solleva più di una perplessità tra gli analisti. A 1.750 miliardi di dollari, SpaceX varrebbe più di Microsoft e si collocherebbe dietro soltanto ad Apple e Nvidia tra le aziende quotate al mondo. Il professore di finanza della New York University Aswath Damodaran ha stimato il valore dell’azienda attorno a 1.220 miliardi con un modello di flussi di cassa scontati, circa il 30% sotto il target dell’IPO. I grandi fondi pensione pubblici americani hanno già scritto a SpaceX per protestare contro una struttura di governance che definiscono “la più favorevole al management mai portata sui mercati pubblici a questa scala”: Elon Musk controlla il 79% dei diritti di voto con circa il 42% del capitale, grazie a una classe di azioni con potere moltiplicato. Il prospetto prevede anche premi in azioni aggiuntive per Musk se la valutazione raggiunge i 6.600 miliardi e se SpaceX realizza una rete di data center orbitali con 100 terawatt di capacità di calcolo.

Quello che emerge dal documento è un’azienda che ha smesso di essere solo un’azienda aerospaziale molto prima che i mercati se ne accorgessero. Starlink finanzia xAI, xAI punta a vendere potenza di calcolo ai concorrenti nell’intelligenza artificiale, e Starship dovrebbe abbattere del 99% il costo di accesso allo spazio rendendo possibile quella stessa infrastruttura orbitale su cui si scommette parte della valutazione. Se questi pezzi si incastrano, il prezzo chiesto oggi potrebbe sembrare ragionevole tra cinque anni. Se anche uno solo si inceppa — Starship che non scala, abbonati Starlink che rallentano, xAI che non trova un modello di business sostenibile — chi entra al prezzo dell’IPO porta a casa un rischio considerevole. Il mercato lo sa, e probabilmente compra lo stesso.


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