L’intelligenza artificiale può eliminare fino alla metà dei posti di lavoro esistenti. È questo l’allarme lanciato da Andrew Yang, uomo d’affari, lobbista e politico statunitense con origini taiwanesi. La soluzione proposta da Yang durante un’intervista a Business Insider è radicale ma semplice: “smettere di tassare il lavoro umano e cominciare a tassare l’AI”, usando i proventi ottenuti per finanziare un reddito di base universale.
Secondo Yang, diversi dirigenti di grandi aziende e colossi multinazionali si starebbero già preparando in privato a tagli della forza lavoro tra il 15 e il 20% nei prossimi due anni. La sua proposta, cioè un reddito mensile da 1.000 dollari per ogni cittadino adulto, ha già trovato sostenitori illustri nel mondo tech, da Elon Musk a Sam Altman di OpenAI, che ha persino finanziato un esperimento su larga scala, il progetto OpenResearch, per studiare le conseguenze dell’applicazione del reddito universale di base. Anche il CEO di Anthropic, Dario Amodei, si è detto favorevole a tasse più alte sulle aziende AI.
Non mancano però criticità e la proposta presenta diverse lacune. In primo luogo il fatto che mille dollari al mese sarebbero insufficienti per una famiglia, mentre garantire a ogni adulto uno stipendio mediano richiederebbe circa il 45% del PIL statunitense. Il dibattito sul tema però sembra sempre di più andare verso una direzione di concreta apertura.

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