La Cina ha elaborato un piano da 295 miliardi di dollari in cinque anni per costruire una rete nazionale di data center e accelerare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. L’annuncio, riportato da Bloomberg e Reuters, segna un passo decisivo nella corsa tecnologica contro gli Stati Uniti, che nel 2026 da soli investiranno 725 miliardi in AI.
Pechino punterà su aziende statali come China Mobile e China Telecom per gestire la nuova infrastruttura, sfruttando costi più bassi per manodopera, componenti e incentivi locali. Secondo Gregory Allen, esperto di Decision Tree Research, gli USA mantengono però ancora un vantaggio di 18 mesi nello sviluppo AI, grazie a un ecosistema più strutturato e investimenti massicci in ricerca di base.
L’iniziativa cinese non è solo una questione di denaro, ma di strategia geopolitica. Mentre le grandi aziende statunitensi come Meta e Microsoft dominano il settore, la Cina sta attraendo talenti e risorse per colmare il divario. Robin Li, CEO di Baidu, ha recentemente stimato che l’intelligenza artificiale generale potrebbe arrivare in Cina non prima del 2034, un obiettivo più cauto rispetto alle previsioni di Elon Musk, che punta al 2026.
Nonostante le restrizioni degli Stati Uniti sui chip, il paese sta comunque potenziando fortemente la produzione locale di semiconduttori e le importazioni di circuiti integrati sono cresciute del 54% a marzo 2026, segno di una rapida espansione dell’ecosistema hardware per l’AI.
La mossa cinese riflette una duplice strategia economica: da un lato investimenti massicci in tecnologie avanzate per competere con gli USA e dall’altro una crescita interna squilibrata, con consumi privati compressi a favore della spesa pubblica in innovazione. Gli analisti sottolineano che, se da un lato la Cina sta dimostrando di poter sviluppare modelli AI all’avanguardia (come quelli di DeepSeek), dall’altro il divario con l’Occidente rimane comunque ampio, soprattutto in termini di governance e applicazioni pratiche.

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