Per Microsoft e OpenAI è proprio la fine di un’era: addio anche alla clausola AGI

Gli accordi sull'intelligenza artificiale generale regolavano l'intera partnership

Mercato 30 apr 2026

2 min.

Per Microsoft e OpenAI è proprio la fine di un’era: addio anche alla clausola AGI

Come noto, Microsoft e OpenAI hanno ridisegnato il loro accordo il 27 aprile 2026, mettendo fine all’esclusiva che legava i modelli di OpenAI alla piattaforma Azure e cancellando definitivamente la clausola AGI che per anni aveva tenuto in sospeso l’intera partnership. Da oggi, OpenAI può distribuire i suoi prodotti su qualsiasi cloud provider, AWS e Google Cloud inclusi.

I termini concreti del nuovo accordo sono chiari. Microsoft mantiene una licenza non esclusiva sulla proprietà intellettuale di OpenAI fino al 2032 e continua a ricevere il 20% dei ricavi di OpenAI fino al 2030, ma questa quota è ora soggetta a un tetto massimo non divulgato. Microsoft, invece, smette di pagare a OpenAI la sua quota sui ricavi generati tramite Azure. OpenAI resta vincolata a spendere almeno 250 miliardi di dollari in servizi Azure entro il 2032, e i prodotti OpenAI continueranno a debuttare prima su Azure, salvo che Microsoft non possa o scelga di non supportarne le funzionalità necessarie. La quota di partecipazione di Microsoft in OpenAI, pari a circa il 27% su base diluita e valutata attorno a 135 miliardi di dollari, rimane invariata.

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La scintilla che ha accelerato la rinegoziazione è stata la partnership da 50 miliardi di dollari che OpenAI aveva firmato con Amazon a febbraio. Quell’accordo metteva AWS come cloud esclusivo per la piattaforma enterprise Frontier di OpenAI, e il Financial Times aveva riferito che Microsoft stava valutando un’azione legale. La rinegoziazione ha risolto il problema alla radice: eliminando l’esclusiva, OpenAI può onorare gli impegni con Amazon senza rischi contrattuali. Sam Altman e Satya Nadella avrebbero condotto personalmente le trattative nelle ultime settimane. Un memo interno di OpenAI, citato da CNBC, aveva già chiarito che la partnership con Microsoft era stata preziosa ma aveva “limitato la capacità dell’azienda di raggiungere i clienti enterprise“.

La scomparsa della clausola AGI è la parte più significativa dell’intera operazione. Sotto il vecchio accordo, Microsoft aveva diritto a determinare se OpenAI avesse raggiunto l’intelligenza artificiale generale, un traguardo che avrebbe cambiato radicalmente i termini del rapporto. Una versione del contratto, mai divulgata ufficialmente, definiva l’AGI come il momento in cui i sistemi di OpenAI fossero in grado di generare circa 100 miliardi di dollari di profitto per i primi investitori. La clausola è stata sostituita da date precise: 2030 per la quota sui ricavi, 2032 per la licenza IP. Un contratto normale, senza soglie filosofiche.

I mercati hanno letto l’accordo come uno svantaggio per Microsoft, che perde il vantaggio competitivo che Azure aveva accumulato come unica piattaforma cloud con accesso nativo ai modelli più avanzati di OpenAI. Il titolo ha perso circa il 3% alla notizia. Per OpenAI, la logica è diversa: con un’IPO prevista per il quarto trimestre del 2026 a una valutazione che potrebbe avvicinarsi ai mille miliardi di dollari, contratti con termini certi e una base di distribuzione più ampia rendono l’azienda più facile da valutare e finanziare. AWS, Google Cloud e Oracle possono ora offrire i modelli OpenAI direttamente ai propri clienti enterprise, una platea che finora aveva preferito Anthropic proprio per l’assenza di barriere cloud. È su questa fascia di clienti che si giocherà la partita nei prossimi mesi.

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