L’Italia dell’AI cresce: quasi il 20% delle imprese la utilizza. Ma le competenze frenano le PMI

Tuttavia, la crescita non è omogenea: oltre il 50% delle grandi aziende ha già abbracciato queste tecnologie, mentre tra le piccole imprese la percentuale scende al 15%.

Lavoro 17 set 2026

2 min.

L’Italia dell’AI cresce: quasi il 20% delle imprese la utilizza. Ma le competenze frenano le PMI

Le imprese italiane che utilizzano l’intelligenza artificiale sono raddoppiate in un anno, raggiungendo il 19,5% del totale secondo i dati Unioncamere-Dintec. Un balzo significativo, che porta il Paese a un passo dall’adozione da parte di un’impresa su cinque. Tuttavia, la crescita non è omogenea: oltre il 50% delle grandi aziende ha già abbracciato queste tecnologie, mentre tra le piccole imprese la percentuale scende al 15%.

Il vero ostacolo, come spiega Giuseppe Francesco Italiano, professore di Ingegneria Informatica e prorettore per l’Artificial Intelligence alla Luiss, non è la tecnologia, ma la mancanza di competenze digitali. Il 58,6% delle PMI indica questa carenza come il principale freno, e solo il 7% ha avviato percorsi di formazione strutturati. Un dato che sottolinea come, senza un adeguato investimento in cultura e formazione, l’innovazione rischi di accentuare i divari tra realtà di diverse dimensioni.

L’Italia, però, non parte da zero. Marco Camisani Calzolari, esperto dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale e membro del Comitato per la Strategia Nazionale sull’AI, ricorda che il Paese è il più avanzato in Europa nella regolamentazione di questa tecnologia. Una posizione di rilievo che, secondo Calzolari, potrebbe trasformare il Sud in un hub centrale per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale in Italia.

I dati saranno al centro della seconda Giornata del Mezzogiorno, in programma il 24 settembre a Bari nell’ambito della Fiera del Levante. L’evento, promosso dalla Camera di Commercio di Bari, vuole essere un’occasione per trasformare l’analisi in proposte concrete, come spiega la presidente Luciana Di Bisceglie. L’obiettivo è evitare che l’innovazione accentui le disuguaglianze tra territori e dimensioni aziendali, lavorando su formazione, infrastrutture e competenze.

La sfida è chiara: l’intelligenza artificiale può essere un volano per la crescita, ma solo se le imprese e le istituzioni sapranno colmare il gap di competenze. Altrimenti, il rischio è che il 58,6% delle PMI continui a restare ai margini di una rivoluzione che, invece, potrebbe ridisegnare il futuro del Paese.

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