Dall’Australia arriva un caso particolarmente significativo. Un’azienda di nome Cortical Labs sta accelerando vorticosamente su progetti che combinano AI e neuroni umani vivi. Non è un progetto teorico ma ampiamente avviato: la startup coltiva cellule umane su microprocessori di silicio, insegna loro a giocare ai videogiochi per studiarne le capacità e ci costruisce attorno data center. Cortical Labs non è di certo l’unica al mondo a sperimentare su progetti simili ma è importante guardare al suo percorso per comprendere una cosa: mentre non abbiamo ancora capito bene cosa può fare l’AI, siamo già nel post-AI, verso una biotecnologia ad uno stadio avanzato.
Il punto è che i venti del cambiamento tecnologico soffiano da così tante direzioni che persino chi guida i mercati e ne plasma le narrazioni fatica a mantenere una visione d’insieme. In questo contesto, le grandi manovre delle Big Tech si leggono forse meno come strategie organiche e più come atti di puro protezionismo.
L’aria che si respira negli USA ne è l’esempio più evidente. Mentre Trump accusa l’Iran di manipolare la narrazione del conflitto con l’AI e i distaccamenti delle Big Tech americane in Medio Oriente diventano ufficialmente un nuovo obiettivo militare, le stesse aziende sembrano fare un passo indietro rispetto a quella concertazione commerciale che fino a poco fa appariva così solida. Dopo che Meta posticipa il lancio del modello Avocado per problemi di prestazioni, OpenAI rivela un certo nervosismo e decide di concentrare risorse solo sui prodotti chiave, mettendo da parte iniziative secondarie, tra cui il discusso modello per adulti. In Europa, per contrasto, si continua a respirare un’aria diversa: più energia, meno ansia. Da qui si segnala soprattutto il lancio da parte di Mistral di Forge, piattaforma attraverso cui le aziende possono costruire modelli AI su misura, mantenendo il controllo dei dati.
Il tema degli agenti AI è al centro dell’attenzione come non mai. Inizia Elon Musk, che riappare dopo un periodo di parziale assenza presentando Macrohard, progetto congiunto tra Tesla e xAI sull’AI agentica.
Anthropic sfrutta la felicissima scia mediatica dello scontro con il Pentagono e consolida la creazione di un impressionante ecosistema per agenti lanciando Dispatch. Ora è possibile assegnare compiti a Claude da remoto e il brand degli Amodei si conferma come uno dei simboli dell’AI agentica orientata agli utenti. C’è però chi indica un altro nome come regina del settore. Jensen Huang si spinge a definire OpenClaw “il prossimo ChatGPT”. Non a caso, NVIDIA annuncia la piattaforma NemoClaw (una sorta di potenziatore di OpenClaw) per il mercato degli agenti AI e le affianca Nemotron 3 Super, un’AI che impara a lavorare in squadra.

L’interesse di NVIDIA per “l’AI che agisce” si spinge nel mondo reale e si traduce in un accordo con Uber per il lancio di robotaxi in 28 città entro il 2027, in diretta concorrenza con Waymo. L’attenzione di NVIDIA per OpenClaw è alimentata dal boom del modello in Cina e la relazione tra NVIDIA e il mercato cinese si arricchisce di altri elementi: l’azienda lavora a un’apposita versione del chip Groq e ByteDance aggira le restrizioni USA per accedere ai chip avanzati di Amodei. E in Cina aleggia un piccolo giallo. Per giorni circola un misterioso modello di cui nessuno conosce l’origine e si fa inizialmente il nome di Deepseek. Alla fine, spunta la verità: il nuovo modello è di Xiaomi, che si candida così a nuovo peso massimo dell’ecosistema cinese.
Il dominio monopolistico di NVIDIA continua intanto a spingere altri attori verso l’autonomia produttiva nei microprocessori. Il fermento autarchico tocca prima la Corea del Sud, con Samsung che stanzia la cifra record di 73 miliardi di dollari per i suoi chip e si accorda con AMD per la memoria HBM4. Poi giunge negli USA, dove Tesla annuncia il progetto Terafab per produrre processori su larga scala. Amazon invece, in piena trasformazione in realtà “infrastrutturale”, si rivolge all’americana Cerebras per utilizzare i suoi chip nell’infrastruttura cloud.
Sul fronte occupazionale, le acque restano agitate. HSBC si prepara a tagliare 20.000 posti di lavoro (circa il 10% della sua forza lavoro globale) indicando nell’AI la leva della ristrutturazione. Meta studia un piano che potrebbe licenziare fino al 20% dei suoi dipendenti. Atlassian, azienda software australiana, ha già annunciato i licenziamenti di circa 1.600 persone. Di fronte a questo scenario, si fanno strada nuove proposte: Andrew Yang, tra gli altri, suggerisce di smettere di tassare il lavoro e cominciare a tassare l’AI.
Mentre i grandi attori del mercato, della finanza e del lavoro si muovono per orientare e plasmare il mondo del futuro, emerge un’altra storia (sempre dall’Australia, dove avevamo iniziato), che è in grado di cambiare prospettiva all’intero scenario. Un imprenditore del tech australiano di nome Paul Conyngham ha creato un vaccino per il tumore del suo cane usando ChatGPT e AlphaFold. Conyngham non ha lavorato da solo: ha coinvolto laboratori ed esperti, ma ha guidato in prima persona un’operazione scientifica altamente specializzata senza nessuna conoscenza biologica alle spalle. Impresa impensabile fino a pochi anni fa. È una storia che racconta sia il potere degli strumenti creati dai grandi player che la capacità delle singole persone di usarli in modi inaspettati. Non ci pensiamo spesso, ma la democratizzazione della tecnologia (per quanto ci sembri parziale o pilotata dall’alto) apre alla possibilità che a cambiare il mondo possa essere chiunque.














