IPO AI da mille miliardi: Anthropic sfida OpenAI sui mercati

Anthropic ha depositato in modo riservato la documentazione per un'IPO con una valutazione vicina ai mille miliardi di dollari, anticipando di una settimana la mossa analoga di OpenAI. Mentre le due aziende si contendono l'accesso ai mercati pubblici, il CEO di Palantir Alex Karp attacca: i big dell'AI non capiscono quanto siano impopolari.

Finanza - Mercato 15 giu 2026

2 min.

IPO AI da mille miliardi: Anthropic sfida OpenAI sui mercati

Anthropic ha depositato in modo riservato la sua domanda di IPO il 1° giugno 2026, con una valutazione che sfiora i 965 miliardi di dollari. OpenAI ha risposto a stretto giro, presentando il proprio S-1 confidenziale il 9 giugno, con Goldman Sachs e Morgan Stanley come banche guida e un target di quotazione fissato tra settembre e il quarto trimestre dell’anno. Una settimana di distanza. Una corsa vera, non una metafora.

I numeri in gioco sono difficili da inquadrare. Anthropic punta a un debutto azionario che potrebbe renderla la prima azienda AI a quotarsi vicino alla soglia del trilione di dollari. OpenAI — che al momento vale oltre 850 miliardi di dollari sui mercati privati — ha ricavi annualizzati superiori ai 20 miliardi di dollari, trainati da abbonamenti enterprise e API. Eppure ChatGPT si è bloccato attorno ai 900 milioni di utenti attivi settimanali, mancando alcuni obiettivi interni di crescita nel 2026. La pressione competitiva di Google e di Anthropic stessa si fa sentire. Molti analisti ritengono che chi arriva primo sui mercati avrà un vantaggio concreto nella raccolta di capitali, perché entrambe le società cercheranno decine di miliardi in rapida successione.

Il contesto finanziario è quello di anni di siccità sul fronte delle IPO tecnologiche. Dan Ives di Wedbush parla di “apertura delle cateratte” per il mercato. Il paragone che circola tra gli addetti ai lavori è quello del 2019, quando Uber e Lyft si quotarono a distanza ravvicinata: Lyft, che andò prima, ottenne risultati migliori nell’immediato post-IPO. Anthropic ha assunto Krishna Rao, ex Airbnb, che aveva già lavorato alla quotazione del 2020 di quella piattaforma. Dario Amodei, CEO di Anthropic, ha anche completato un round privato che ha portato la valutazione da 380 a 965 miliardi, con impegni da Microsoft e Nvidia. OpenAI, dal canto suo, ha rafforzato il proprio team finanziario con nuove assunzioni ai vertici della contabilità e delle relazioni con gli investitori.

In questo scenario entra a gamba tesa Alex Karp, CEO di Palantir. In un’intervista su CNBC, Karp ha detto senza troppi giri di parole che le aziende AI “non capiscono quanto siano impopolari” — e ha aggiunto di averlo detto direttamente ai loro vertici. Ha descritto i prodotti dei principali lab come costosi e spesso non all’altezza delle aspettative degli utenti aziendali. Ha chiamato l’OpenAI Deployment Company “una farsa totale” e un tentativo di copiare il modello Palantir. La critica non è solo culturale: secondo Karp, le imprese con cui Palantir lavora sono “insoddisfatte” dei grandi lab in privato, anche quando tacciono in pubblico. I dati di Gallup confermano una tendenza più ampia: tra il 2025 e il 2026, la quota di giovani della Gen Z che dichiarano di sentirsi arrabbiati per l’AI è cresciuta di nove punti percentuali, mentre entusiasmo e speranza sono calati.

La questione vera che si apre con queste quotazioni non è solo finanziaria. Portare in borsa aziende come Anthropic e OpenAI significa esporle alla pressione trimestrale degli azionisti, in un momento in cui il dibattito pubblico sull’AI è già acceso. La governance di OpenAI — segnata dalla cacciata e dal reintegro di Sam Altman nel 2023 — resta un capitolo aperto per chi valuta il rischio. Se Anthropic riuscirà a fissare il prezzo vicino al trilione, ridisegnerà i parametri con cui il mercato valuta l’intera industria dei modelli linguistici, e metterà pressione su chiunque — da Nvidia a Microsoft — che abbia usato queste aziende come proxy del settore.


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