Nel dicembre del 2025, l’amministrazione statunitense ha lanciato ufficialmente la Pax Silica, un patto globale per controllare le catene di approvvigionamento critiche dell’intelligenza artificiale come semiconduttori, minerali rari, energia e infrastrutture di calcolo. Il Dipartimento di stato degli Stati Uniti definisce così il progetto: “Pax Silica è l’iniziativa di punta del Dipartimento di Stato in materia di intelligenza artificiale e sicurezza della catena di approvvigionamento, volta a promuovere un nuovo consenso sulla sicurezza economica tra alleati e partner fidati”.
L’iniziativa riunisce un gruppo selezionato di paesi, tra cui Giappone, Corea del Sud, India, Israele, Regno Unito e Singapore, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza dalla Cina, che attualmente domina il 70% del mercato delle terre rare e dei chip avanzati. “Se il XX secolo si basava su petrolio e acciaio, il XXI secolo dipende da silicio e capacità di calcolo”, ha dichiarato Jacob Helberg, sottosegretario di Stato USA per gli affari economici.
La Pax Silica non è solo un accordo commerciale, ma una vera e propria architettura geopolitica. I paesi aderenti devono garantire trasparenza, allineare standard tecnologici e superare esami rigorosi per escludere influenze di regimi autoritari. Esperti e analisti geopolitici avvertono che un progetto come la Pax Silica rischia di dividere il mondo in due blocchi tecnologici. “La corsa all’AI non è solo una battaglia su dati e modelli, ma su chi controlla chip, energia e catene di approvvigionamento”, spiega Simon Chesterman, direttore per la governance dell’AI alla National University of Singapore.

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