Sam Altman ha ammesso di aver sbagliato. In un’intervista con il podcaster David Senra, pubblicata domenica 24 agosto, il CEO di OpenAI ha detto chiaramente che nel 2023 si aspettava che GPT-4 avrebbe provocato una rapida ondata di sconvolgimenti nel mercato del software. Non è successo. Le aziende hanno continuato a usare gli stessi strumenti, a comprare dagli stessi fornitori, a seguire le stesse abitudini operative di prima.
Le parole di Altman, riportate da Business Insider e riprese da numerose testate tecnologiche, sono tra le più dirette che il CEO abbia mai pronunciato pubblicamente sui limiti delle proprie previsioni. “Pensavo che, arrivati a GPT-4, ci sarebbe stata molto più disruption, con i business software immediatamente contendibili. Credo di aver sbagliato su alcune cose, tra cui la velocità: l’economia ha troppa inerzia.” Tre anni dopo il lancio del modello, la situazione è più statica di quanto chiunque in OpenAI avesse ipotizzato.
Altman ha attribuito la lentezza dell’adozione all’inerzia economica e alle abitudini di lavoro profondamente radicate, notando che le persone continuano a usare strumenti e fornitori familiari anche quando sono disponibili prodotti AI più capaci. Il problema non è tecnologico. È umano. Le organizzazioni cambiano lentamente, i processi interni resistono, i contratti si rinnovano quasi automaticamente. Altman credeva che GPT-4 avrebbe messo ogni business software immediatamente in discussione. Tre anni dopo, i clienti stanno ancora rinnovando con gli stessi fornitori.
C’è anche un risvolto personale nella confessione del CEO. In quella stessa intervista, Altman ha ammesso di gestire ancora manualmente la propria casella di posta, anche se Codex di OpenAI potrebbe occuparsene in larga parte. Difficile trovare esempio più eloquente di come l’inerzia non risparmia nemmeno chi queste tecnologie le costruisce. Le sue dichiarazioni arrivano mentre OpenAI affronta una pressione competitiva crescente: i ricavi del secondo trimestre sono saliti del 17,5% a 6,7 miliardi di dollari, mentre le perdite operative hanno raggiunto i 12,3 miliardi.
Altman non ha usato un tono pessimista. “Penso che questo sia davvero positivo per molti aspetti, e che farà sì che questa grande transizione sia più fluida e più lenta. Ne sono grato”, ha detto. La lettura è che un’adozione graduale riduce l’impatto sociale, lascia più tempo per adattarsi, attenua i picchi di disoccupazione tecnologica. Altman si aspetta che le capacità dell’AI avanzino più velocemente di quanto la società e l’economia riescano ad assorbire, e che le abitudini umane e l’inerzia istituzionale rallentino la transizione, rendendola forse più gestibile.
Resta però una tensione irrisolta. I commenti di Altman offrono una valutazione più misurata rispetto alle previsioni che circolavano all’inizio del boom dell’AI generativa. Laboratori come OpenAI e Anthropic hanno trascorso anni a promuovere il potenziale della tecnologia nel rendere le aziende più snelle, avviare nuove attività con meno dipendenti e trasformare l’economia. Ora lo stesso Altman dice che i tempi erano irrealistici. Non cambia la direzione, cambia l’orizzonte. E questo obbliga tutto il settore a fare i conti con aspettative che, almeno nel breve periodo, hanno superato la realtà.