Nuova emissione obbligazionaria per Alphabet: il colosso punta a raccogliere 25 miliardi di dollari

L'operazione arriva a due settimane dalla pubblicazione dei conti trimestrali, in cui Alphabet ha comunicato un aumento di 15 miliardi di dollari nelle previsioni di spesa in conto capitale per il 2026

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Nuova emissione obbligazionaria per Alphabet: il colosso punta a raccogliere 25 miliardi di dollari

Alphabet torna sul mercato del debito. La società madre di Google punta a raccogliere fino a 25 miliardi di dollari con una nuova emissione obbligazionaria negli Stati Uniti, di livello investment grade. Secondo Bloomberg, il gruppo di Mountain View avrebbe offerto titoli suddivisi in un massimo di dieci tranche, con scadenze comprese tra i 2 e i 40 anni. L’ammontare definitivo non era ancora stato deciso al lancio dell’operazione, con prime indicazioni tra 20 e 25 miliardi.

Le prime indiscrezioni sul prezzo della tranche a più lunga scadenza parlavano di un premio di circa 1,55 punti percentuali rispetto ai Treasury statunitensi, mentre le trattative iniziali prevedevano premi fino a 0,4 punti percentuali sopra il debito già esistente di Alphabet. Una valutazione più generosa rispetto agli standard abituali del mercato obbligazionario investment grade, pensata per attirare rapidamente un’ampia platea di investitori.

L’operazione, partita giovedì, ha avuto un esito che ha sorpreso persino gli addetti ai lavori. Le richieste hanno raggiunto circa 115 miliardi di dollari, oltre quattro volte l’obiettivo iniziale. Un risultato secondo solo a quelli di Oracle, che a inizio anno aveva raccolto ordini per circa 129 miliardi, e di Amazon, ferma a un record di 126 miliardi.

Il contesto è quello di una corsa agli investimenti in AI senza precedenti. L’emissione arriva a due settimane dai conti trimestrali, in cui Alphabet ha comunicato un ulteriore aumento delle previsioni di spesa in conto capitale per il 2026, ora tra 195 e 205 miliardi di dollari, contro i precedenti 180-190 miliardi. È la seconda revisione al rialzo dell’anno e più che raddoppia il livello del 2025.

A spiegare la logica dietro questi numeri è stata direttamente la direttrice finanziaria di Alphabet, Anat Ashkenazi, durante la call sui risultati del secondo trimestre. “Abbiamo aumentato la nostra capacità in modo significativo negli ultimi tre anni. La domanda continua comunque a superare quell’investimento“, ha dichiarato Ashkenazi agli analisti, giustificando così la scelta di continuare a spendere nonostante le pressioni sui conti.

Proprio i conti raccontano infatti un’altra faccia della medaglia. Nel secondo trimestre Alphabet ha registrato per la prima volta dalla quotazione in Borsa, avvenuta nel 2004, un flusso di cassa libero negativo, pari a circa 5,86 miliardi di dollari. Un segnale che gli investimenti in data center, chip e infrastrutture cloud stanno ormai superando la liquidità generata dalle attività operative, nonostante ricavi in crescita del 24% a quasi 120 miliardi di dollari nel trimestre.

Per finanziare l’espansione, Alphabet ha già attinto a più fonti nel corso dell’anno. A giugno aveva raccolto circa 80 miliardi di dollari con un’emissione azionaria, poi salita a quasi 85 miliardi per l’alta domanda, con la partecipazione di Berkshire Hathaway. A febbraio era arrivato un collocamento obbligazionario multivaluta da quasi 32 miliardi, con tranche in dollari, sterline e franchi svizzeri. Il debito a lungo termine del gruppo, che un anno fa era attorno ai 16 miliardi, ha così sfiorato i 100 miliardi.

Alphabet non è un caso isolato. Meta, Amazon, Microsoft e Oracle hanno emesso insieme circa 194 miliardi di dollari di debito nel 2026, fino a inizio luglio, contro i 108 miliardi dello stesso periodo del 2025, secondo un’analisi di Reuters basata su dati Lseg. Le cinque grandi aziende tecnologiche spenderanno quest’anno oltre 730 miliardi di dollari, in gran parte per infrastrutture legate all’AI, una cifra che sta erodendo la liquidità dei colossi del settore e che alimenta interrogativi crescenti sulla sostenibilità di questi investimenti e sui tempi dei relativi ritorni economici.

Resta da capire se questa strategia, fatta di debito a basso costo grazie ai rating creditizi elevati (Alphabet è valutata AA+ da S&P e Aa2 da Moody’s), riuscirà a reggere il passo con una domanda di calcolo che, stando alle parole della stessa Ashkenazi, continua a correre più veloce degli investimenti messi in campo per soddisfarla.

Alphabet diversifica le fonti di finanziamento emettendo obbligazioni in yen giapponesi

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