USA, xAI denunciata da alcuni minorenni per la generazione di immagini sessualizzate

Si tratta del primo caso in cui presunte vittime di immagini alterate con l'AI citano direttamente in giudizio l'azienda che ha sviluppato la tecnologia

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USA, xAI denunciata da alcuni minorenni per la generazione di immagini sessualizzate

Tre adolescenti del Tennessee, due delle quali ancora minorenni, hanno citato in giudizio xAI, la società di intelligenza artificiale fondata da Elon Musk, davanti a un tribunale federale della California. L’accusa è pesante: le loro foto scolastiche e le immagini di famiglia sono state trasformate in materiale sessualmente esplicito attraverso Grok, il chatbot di xAI, e poi usate come merce di scambio su Telegram, barattate con contenuti espliciti di altri minori in gruppi con centinaia di utenti.

L’autore materiale dei contenuti è stato arrestato, ma lo strumento che li ha resi possibili è ancora operativo, ed è la prima volta che presunte vittime di immagini alterate con l’AI citano direttamente in giudizio l’azienda che ha sviluppato la tecnologia. Secondo i legali delle ricorrenti, il problema non è solo l’utilizzo criminale di Grok, ma la progettazione stessa del sistema. xAI avrebbe scelto di concedere in licenza la sua tecnologia a sviluppatori terzi senza imporre controlli adeguati, beneficiando economicamente dello strumento pur essendo a conoscenza dei rischi. “Elon Musk e xAI hanno deliberatamente progettato Grok per produrre contenuti sessualmente espliciti a scopo di lucro, senza alcuna considerazione per i danni causati”, ha dichiarato l’avvocata Annika Martin.

I numeri del fenomeno sono allarmanti. Secondo il Center for Countering Digital Hate, un’organizzazione non profit che ha come obiettivo il monitoraggio della responsabilità delle aziende di AI, nel momento più critico dello scandalo il sistema avrebbe prodotto circa 3 milioni di immagini sessualizzate in meno di due settimane, di cui circa 23.000 riguardanti minori. Di fronte alle polemiche, xAI aveva risposto non correggendo i filtri, ma limitando l’accesso ai soli abbonati paganti, una scelta che ora i giudici potrebbero interpretare come negligenza consapevole. Musk ha respinto le accuse, dichiarando di non essere a conoscenza di alcuna immagine illegale generata da Grok. Il processo, comunque vada, costringerà l’intero settore a fare i conti con una domanda ancora senza risposta: quando un algoritmo genera contenuti illegali, chi è da ritenersi responsabile?


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