Sempre più editori aderiscono alla coalizione internazionale che vuole limitare l’uso non retribuito di AI

Il New York Times, The Economist e l’agenzia di stampa AFP si sono uniti alla coalizione Supporting Publishers for Unpaid Rights per contrastare l’uso non autorizzato e non retribuito dei loro contenuti da parte delle aziende di intelligenza artificiale

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Sempre più editori aderiscono alla coalizione internazionale che vuole limitare l’uso non retribuito di AI

Il settore editoriale globale ha appena segnato un punto di svolta storico nella sua battaglia per proteggere il valore del giornalismo professionale. Il New York Times, The Economist e l’agenzia di stampa AFP si sono ufficialmente uniti alla coalizione SPUR, un’iniziativa nata per contrastare l’uso non autorizzato e non retribuito dei contenuti giornalistici da parte delle aziende di intelligenza artificiale. Questa mossa strategica, annunciata a metà ottobre 2026, porta il numero di testate partecipanti a superare quota 80 in oltre 20 paesi del mondo. L’obiettivo è chiaro e ambizioso stabilire standard tecnici condivisi per garantire che i giganti della tecnologia paghino finalmente per l’utilizzo dei dati che hanno prelevato dai loro siti web per addestrare i modelli di linguaggio di grandi dimensioni.

Per anni le case editrici hanno osservato impotenti come i crawler delle AI scansionassero i loro archivi, spesso aggirando anche i paywall che proteggevano gli articoli a pagamento. La coalizione SPUR nasce dalla consapevolezza che il giornalismo originale rappresenta un bene pubblico fondamentale e non un semplice set di dati gratuito a disposizione degli sviluppatori. I membri della coalizione stanno spingendo per un quadro normativo internazionale che riconosca esplicitamente il copyright dei contenuti digitali e impona la negoziazione di licenze eque prima di qualsiasi utilizzo commerciale. Questa posizione si distingue dalle semplici richieste di attribuzione, puntando invece a un modello di compensazione economica diretta che permetta ai giornali di continuare a investire nel giornalismo di qualità.

Il contesto legale in cui si muove questa iniziativa è estremamente complesso e in rapida evoluzione. Nel 2025 e nel 2026 si sono registrati diversi casi giudiziari significativi che hanno definito i confini del fair use nell’era dell’AI. Un precedente importante è arrivato dalla causa contro Anthropic, che ha portato a un accordo storico del valore di 1,5 miliardi di dollari per risarcire centinaia di migliaia di autori i cui lavori erano stati utilizzati senza permesso. Questo caso ha dimostrato che le aziende di tecnologia sono disposte a pagare ingenti somme per evitare lunghe battaglie legali, inviando un segnale forte a tutto il settore editoriale. Tuttavia, non tutte le cause hanno favorito gli autori, come dimostrato da una sentenza del giugno 2025 in cui un’azienda di AI ha vinto un caso di copyright portato da alcuni scrittori.

La strategia della coalizione SPUR non si limita alle aule di tribunale. I membri stanno lavorando per sviluppare un linguaggio comune e standard tecnici che permettano di tracciare con precisione l’utilizzo dei loro contenuti all’interno dei modelli di AI. Questo sistema di tracciamento è essenziale per determinare quanto un articolo specifico abbia contribuito alle risposte generate da un chatbot e per calcolare i compensi dovuti. Le aziende di intelligenza artificiale hanno spesso sostenuto che l’addestramento dei propri modelli rientri nel fair use, paragonando il processo di scraping alla consultazione di una biblioteca. I publisher ribattono che si tratta di una competizione sleale, poiché le AI utilizzano il lavoro professionale per costruire prodotti commerciali che poi competono direttamente con le testate originali.

La pressione economica sulle redazioni è aumentata drasticamente negli ultimi anni. La perdita di ricavi pubblicitari dovuta alla diffusione di riassunti automatici dei notizie sui motori di ricerca e sulle piattaforme di chat ha colpito duramente il modello di business tradizionale. In paesi come il Canada e il Brasile, consorzi di editori hanno già intentato cause collettive contro Microsoft e OpenAI per ottenere risarcimenti e stabilire nuovi standard contrattuali. Anche in India, dove è stata presentata la prima causa di questo tipo, le aziende di AI affrontano accuse di aver prelevato dati senza rispettare le normative locali sulla protezione dei contenuti. Questa ondata globale di azioni legali sta costringendo le Big Tech a rivedere le proprie strategie di acquisizione dei dati.

L’ingresso di testate di calibro internazionale come il New York Times e The Economist dà un peso enorme a queste richieste. Questi editori hanno dimostrato di poter monetizzare direttamente i propri contenuti attraverso abbonamenti digitali di successo, creando un modello alternativo alla dipendenza dalla pubblicità. La loro partecipazione alla coalizione suggerisce che il futuro del giornalismo online dipenderà dalla capacità di stabilire un mercato equo per i dati. Se la coalizione riuscirà a imporre standard globali, potrebbe cambiare radicalmente l’economia dell’informazione, trasformando i contenuti giornalistici da materia prima gratuita a risorsa commerciale protetta. Il mondo dell’AI dovrà ora adattarsi a un nuovo contesto in cui l’accesso ai dati di qualità avrà un costo preciso e negoziato.

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