L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando il mercato del lavoro europeo, ma non nel modo che molti temevano. Secondo una recente pubblicazione sul blog della Banca Centrale Europea, le aziende che adottano l’AI nell’eurozona stanno assumendo più personale, almeno nel breve termine.
I dati del sondaggio SAFE della BCE rivelano che le imprese con un uso significativo di AI sono al momento più propense a incrementare il personale, contrariamente alle previsioni catastrofiche di tagli occupazionali. “L’AI non sta sostituendo i lavoratori, ma sta creando nuove opportunità”, spiegano gli economisti della BCE, sottolineando come questo trend valga indipendentemente dal livello di investimento in tecnologia. Tuttavia, gli esperti avvertono che il quadro potrebbe cambiare e invertirsi nel lungo periodo, quando l’AI avrà trasformato radicalmente i processi produttivi.
I numeri confermano questa tendenza. In Europa, l’occupazione nei settori digitali è cresciuta del 12% tra il 2021 e il 2025, trainata da competenze tipiche di ambiti come cybersecurity, machine learning e gestione dei dati. Le aziende cercano sempre più profili specializzati. In Italia, ad esempio, la domanda di tecnici in AI applicata ai processi aziendali è in forte ascesa, con un tasso di occupazione che sfiora il 90% per i diplomati in percorsi tecnologici avanzati.
Ma la vera sfida sarà mantenere questo slancio. Mentre l’AI oggi crea lavoro, domani potrebbe automatizzare ruoli ripetitivi. L’Europa punta su formazione e politiche attive per evitare che la rivoluzione tecnologica lasci indietro intere fasce di lavoratori. La presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, ha ribadito che “l’innovazione deve essere accompagnata da investimenti in competenze e welfare”. Insomma, l’AI può essere un’opportunità, ma solo se gestita con lungimiranza.
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