Gianpiero Ciacci
La distinzione tra prompt aperti e prompt chiusi rappresenta uno dei pilastri per chiunque desideri utilizzare i modelli linguistici in modo consapevole e strategico, specialmente nella redazione di un’opera complessa come un libro. Questi due approcci non sono l’uno il contrario positivo o negativo dell’altro, ma costituiscono due strumenti complementari, paragonabili all’obiettivo grandangolare e allo zoom di una macchina fotografica, da attivare a seconda della fase di scrittura o del tipo di informazione che si intende ottenere.
Il prompt aperto: stimolare le associazioni
Un prompt aperto si caratterizza per l’assenza di vincoli rigidi e per una formulazione che invita la macchina a esplorare un vasto campo di possibilità. Quando si pone una domanda aperta, non si sta cercando una risposta specifica o una formula preconfezionata, ma si sta stimolando il potenziale associativo dell’algoritmo. Questo tipo di istruzione è ideale per le fasi iniziali di un progetto, quando si ha bisogno di mappare un argomento, generare nuove idee, trovare collegamenti inaspettati tra concetti diversi o superare il classico blocco della pagina bianca. Chiedere a un’intelligenza artificiale di esplorare le implicazioni filosofiche dell’automazione nel lavoro, senza porre paletti, permette al modello di attingere liberamente alle sue connessioni statistiche, restituendo una panoramica ricca e variegata che può fungere da mappa concettuale per lo scrittore.
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Prompt chiuso: creare il particolare
Al contrario, un prompt chiuso è un’istruzione altamente perimetrata, concepita per limitare la creatività del modello e costringerlo all’accuratezza, all’allineamento stilistico o alla sintesi. In un prompt chiuso, lo spazio di manovra dell’algoritmo è ridotto al minimo: si specificano i dati di partenza, si definiscono i confini concettuali e si impongono regole ferree sulla forma e sulla sostanza del testo atteso. Questo approccio è indispensabile nelle fasi di revisione, di fact-checking o quando si necessita di una produzione testuale che deve incastrarsi perfettamente in una struttura già definita, come nel caso di una spiegazione tecnica che non deve concedersi digressioni poetiche o metafore ambigue.
Le fasi
Sapere quando utilizzare l’uno o l’altro approccio determina la qualità del flusso di lavoro. Il prompt aperto trova il suo habitat naturale nella fase di brainstorming e di strutturazione dell’indice, dove l’obiettivo è l’espansione del pensiero. Se lo scrittore si trova all’inizio di un capitolo e desidera mappare le diverse reazioni storiche alle rivoluzioni tecnologiche, un’istruzione aperta permetterà di raccogliere una vasta gamma di stimoli. Tuttavia, se quella stessa richiesta non viene seguita da prompt chiusi nelle fasi successive, il rischio è quello di ottenere testi dispersivi, ridondanti e privi di quella precisione necessaria per un saggio o un romanzo.
Il prompt chiuso subentra quindi come strumento di rifinitura e controllo. Una volta selezionati i filoni di interesse attraverso le domande aperte, lo scrittore utilizza le istruzioni chiuse per costringere la macchina a sviluppare un singolo punto, rispettando fedelmente il tono di voce del libro, la lunghezza dei paragrafi e l’assenza di elenchi o riassunti.
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Gianpiero Ciacci è nato nel 1973 a Siena. Laureato in Ingegneria Informatica nel 1998 presso l’Università degli Studi di Siena e abilitato alla professione di Ingegnere, è stato docente di materie informatiche presso l’Università degli Studi di Siena e l’Università per Stranieri di Siena dal 2000 in poi e ha ha tenuto corsi di aggiornamento professionale per enti pubblici e privati. L’attività professionale si incentra sulla progettazione ed allestimento di reti, sulla consulenza in ambito di sicurezza informatica ed è CTU per il Tribunale di Siena. Presso l’Università per Stranieri di Siena ricopre il ruolo di Direttore del Centro Servizi Informatici dal 2001. Recentemente ha pubblicato manuali sulla cybersecurity, intelligenza artificiale e reti neurali.
Leggi la prima uscita di PROMP LAB:










