OpenAI triplicherà il personale nella sua sede europea di Dublino: in arrivo 250 nuove assunzioni

Attualmente l’ufficio impiega oltre 100 persone, dopo l’apertura avvenuta nel 2023

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OpenAI triplicherà il personale nella sua sede europea di Dublino: in arrivo 250 nuove assunzioni

OpenAI ha annunciato ieri una svolta epocale per la sua presenza in Europa. Entro la fine del 2026, la sede europea di Dublino passerà da poco più di 100 dipendenti a 350 unità, con l’obiettivo di assumere 250 nuovi talenti nei prossimi mesi. Una decisione che non solo rafforza la posizione dell’azienda nel Vecchio Continente, ma che rappresenta anche un investimento strategico per influenzare le politiche di regolamentazione dell’AI in Europa, in un momento in cui Bruxelles sta definendo norme sempre più stringenti.

La notizia, diffusa lunedì attraverso un comunicato ufficiale e ripresa da Reuters e altre testate internazionali, arriva a poco più di tre anni dall’apertura del primo ufficio europeo a Dublino, avvenuta nel settembre 2023. All’epoca, l’azienda aveva assunto solo nove persone, ma già allora aveva fatto capire che la città irlandese sarebbe stata il cuore pulsante delle sue operazioni nel Vecchio Continente. Oggi, quella che era una piccola presenza diventa un hub centrale per lo sviluppo e la commercializzazione dei suoi prodotti, con un occhio di riguardo verso i mercati europei.

Secondo quanto riportato da alcune testate specializzate, tra cui ICT Business, OpenAI avrebbe già stanziato 105 milioni di euro per la crescita della sede di Dublino. Una cifra che non si limita a coprire le assunzioni, ma che include anche nuovi uffici, infrastrutture tecnologiche e partnership con università e centri di ricerca locali. L’obiettivo è chiaro: creare un polo di eccellenza in grado di competere con le altre sedi globali dell’azienda, come quella di San Francisco o Singapore. “Questa espansione non è solo una questione di numeri” ha dichiarato un portavoce di OpenAI a Wired Italia “ma rappresenta un impegno concreto verso l’Europa. Vogliamo essere parte attiva nel plasmare il futuro dell’AI, collaborando con istituzioni, ricercatori e imprese locali”.

La scelta di Dublino come sede europea non è casuale. L’Irlanda, infatti, offre un regime fiscale vantaggioso per le multinazionali, ma soprattutto è il luogo in cui si concentrano molte delle istituzioni europee che si occupano di regolamentazione digitale. Bruxelles, sede del Parlamento Europeo e della Commissione, sta lavorando a norme sempre più rigorose per l’AI, come il Regolamento sull’AI, che entrerà in vigore nei prossimi anni. Quando OpenAI aprì il suo ufficio a Dublino nel 2023 infatti, i primi ruoli ricoperti erano principalmente profili tecnici e legali, necessari per affrontare le complessità normative europee. Tra le prime posizioni aperte c’erano infatti Account Associate, Account Director, Associate General Counsel per l’EMEA e Responsabile delle relazioni istituzionali.

Con l’espansione annunciata, l’azienda cercherà non solo ingegneri, data scientist e ricercatori, ma anche esperti in compliance e policy, per garantire che i suoi prodotti rispettino le normative europee, sempre più stringenti.

L’annuncio di OpenAI arriva in un momento in cui l’Europa sta diventando un mercato sempre più importante per le aziende di AI. Secondo un report di McKinsey, il continente rappresenta oggi circa il 20% della domanda globale di soluzioni AI, con una crescita annua stimata del 15%. Tuttavia, l’Europa è anche il luogo in cui le regole sono più severe: il Regolamento sull’AI, approvato nel 2024, introduce vincoli rigorosi sull’uso dei sistemi di intelligenza artificiale, soprattutto in settori sensibili come la sorveglianza o la gestione dei dati personali.

Nonostante l’entusiasmo, l’espansione di OpenAI in Europa non è priva di sfide. Innanzitutto, c’è la concorrenza agguerrita di altre aziende tech che stanno investendo pesantemente nel continente, come Mistral AI in Francia o Aleph Alpha in Germania. Inoltre, l’Europa rimane un mercato frammentato, con normative diverse da paese a paese, che possono complicare l’operatività di un’azienda globale.

Un altro punto critico è rappresentato dalla disponibilità di talenti. L’Europa sta cercando di formare una nuova generazione di esperti in AI, ma la domanda supera ancora di gran lunga l’offerta. Secondo dati della Commissione Europea, nel 2025 mancheranno oltre 400.000 professionisti nel settore AI. OpenAI dovrà quindi competere non solo con altre multinazionali, ma anche con le università e i centri di ricerca locali per attrarre i migliori talenti.

L’annuncio di OpenAI a Dublino è solo l’ultimo di una serie di mosse che stanno ridisegnando la mappa globale dell’AI. Da una parte, c’è la spinta verso l’innovazione e la crescita economica; dall’altra, la necessità di regolare un settore che sta cambiando radicalmente la società.

L’Europa, con il suo approccio cautelativo ma lungimirante, si trova al centro di questa sfida. Se OpenAI e altre aziende sapranno collaborare con le istituzioni e investire nei talenti locali, il Vecchio Continente potrebbe diventare un modello di sviluppo responsabile dell’AI. Altrimenti, rischia di rimanere indietro, stretto tra la potenza innovativa degli Stati Uniti e la rapidità decisionale della Cina.


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