OpenAI e Anthropic hanno trasformato le elezioni di midterm americane del 2026 in un campo di battaglia finanziario. I gruppi legati alle due aziende hanno speso collettivamente oltre 50 milioni di dollari attraverso super PAC contrapposti, secondo i dati della Federal Election Commission. Una cifra che in certi casi supera quella spesa dai candidati stessi per le proprie campagne.
Il terreno di scontro più visibile è stato il 12° distretto congressuale di New York, un collegio di Manhattan dove si è concentrata una spesa da 27 milioni di dollari. Da un lato, il PAC Leading the Future — finanziato da Andreessen Horowitz, dal co-fondatore di OpenAI Greg Brockman e da Perplexity — ha riversato oltre 8 milioni di dollari contro Alex Bores, assemblatore di stato che aveva sostenuto una legge sulla sicurezza dei modelli IA. Dall’altro, Public First Action, che ha ricevuto 20 milioni da Anthropic, ha speso oltre 11 milioni per sostenerlo. Il risultato: ha vinto Micah Lasher, il candidato che nessuno dei due aveva appoggiato. Dal podio della vittoria, Lasher ha detto pubblicamente che non avrebbe preso ordini da nessuna delle due aziende in materia di regolamentazione.
La frattura tra le due aziende non è solo commerciale. Anthropic, fondata nel 2021 da ex dipendenti di OpenAI dopo una rottura interna sulla sicurezza, si è schierata a favore di una regolamentazione più stringente. OpenAI, con il suo fronte di investitori legati al mondo del venture capital più aggressivo, punta a un quadro normativo federale unico che impedisca ai singoli stati di legiferare autonomamente. La legge di Bores — il RAISE Act, firmata dal governatore dello Stato di New York a dicembre 2025 — era esattamente il tipo di normativa statale che il fronte anti-regolamentazione voleva affossare. Secondo l’analista indipendente Molly White, la contrapposizione politica “rispecchia fedelmente la concorrenza aziendale” tra i due gruppi.
Guardando al quadro complessivo, i PAC legati all’IA hanno speso più di 50 milioni nelle elezioni 2026: circa 22 milioni dai gruppi “pro-innovazione” e quasi 28 milioni da quelli “pro-sicurezza”. Meta ha aggiunto altri fondi attraverso strutture proprie. Alcune di queste organizzazioni usano sia super PAC — che devono dichiarare i donatori — sia strutture no-profit 501(c)(4), che non hanno questo obbligo. Una parte della spesa rimane quindi opaca: i 30 milioni di fonte non dichiarata confluiti in Public First Action ne sono l’esempio più evidente.
Per chi lavora nel settore, la dinamica è chiara: l’IA è diventata un’industria abbastanza grande da avere interessi politici diretti. Le aziende non si limitano a fare lobbying in modo tradizionale. Finanziano candidati, condizionano primarie, cercano di determinare chi siederrà nelle commissioni congressuali che scriveranno le regole del gioco. Il problema, però, è che i sondaggi mostrano un’opinione pubblica ancora diffidente: il 57% degli americani ritiene che i rischi dell’IA superino i benefici, e il tema si colloca solo al 29° posto tra le priorità degli elettori. Spendere decine di milioni per influenzare un singolo distretto, e perdere, dice qualcosa sull’efficacia reale di questa strategia. Le prossime mosse dipenderanno da chi controllerà il Congresso e se il governo federale riuscirà davvero a costruire un quadro normativo prima che i singoli stati lo facciano pezzo per pezzo.