Secondo l’ex premier islandese Katrín Jakobsdóttir, l’ampio utilizzo di intelligenza artificiale fra le giovani generazioni rischia di far scomparire o indebolire fortemente la lingua islandese nel giro di una sola generazione.
Nel corso di un’apparizione pubblica per presentare il suo nuovo romanzo, Jakobsdóttir ha osservato che un numero sempre maggiore di cittadini islandesi utilizza la lingua inglese per scrivere e parlare, a discapito dell’islandese che è sempre meno utilizzato. Questo processo a suo avviso è alimentato dalla diffusione dei modelli linguistici di AI, soprattutto fra le giovani generazioni, che incentivano l’uso dell’inglese per ottenere delle prestazioni maggiori. L’AI infatti funziona meglio se utilizzata in inglese, producendo risultati più rapidi e accurati.
Jakobsdóttir ritiene che l’AI sia responsabile del processo di “erosione linguistica” e culturale dell’islandese, che è una delle lingue meno alterate al mondo e parlata oggi da solo 350.000 persone. Con ogni probabilità, il commento dell’ex premier è stato anche un riferimento indiretto al recente accordo fra il governo islandese e Anthropic per rendere disponibile in via sperimentale Claude in tutti gli istituti scolastici del paese.
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