Il 27 marzo 2026 è uscito nei cinema statunitensi The AI Doc Or How I Became an Apocaloptimist, il documentario diretto da Daniel Roher (premiato con l’Oscar per Navalny) e Charlie Tyrell, che esplora le promesse e i rischi dell’intelligenza artificiale. Presentato in anteprima al Sundance Film Festival lo scorso gennaio, il film si distingue per un approccio personale e riflessivo, quello di un futuro padre che, di fronte all’imminente paternità, si interroga sul mondo che lascerà al proprio figlio.
Roher non si limita a un’analisi tecnica, ma intreccia le voci di alcuni dei massimi esperti al mondo, come Yoshua Bengio, Sam Altman, Yuval Noah Harari ed Eliezer Yudkowsky, per offrire uno sguardo equilibrato su una tecnologia che potrebbe ridisegnare il destino dell’umanità. “Dobbiamo prendere la minaccia dell’AI con la stessa serietà di una guerra nucleare globale”, ha dichiarato uno degli intervistati, sottolineando l’urgenza di un dibattito consapevole. Il documentario, della durata di 1 ora e 43 minuti, è stato definito da Variety come “spaventoso, vertiginoso e essenziale”, un’opera che “ogni persona interessata al futuro dovrebbe vedere”.
Le recensioni sono per lo più positive: su Rotten Tomatoes, il film ha ottenuto il 90% di recensioni favorevoli, con un voto medio di 7.3/10. I critici hanno apprezzato la capacità di conciliare rigore e umanità, anche se alcuni, come il Los Angeles Times, hanno notato una mancanza di sfumature tematiche in un tema così complesso. Nonostante ciò, The AI Doc si conferma come un viaggio accessibile e coinvolgente, capace di informare i meno esperti e stimolare riflessioni anche nei più scettici.
Il termine “apocaloptimista”, coniato da uno degli esperti intervistati, riassume lo spirito del film: una speranza lucida, consapevole dei rischi ma anche delle opportunità che l’AI potrebbe offrire. Come ha scritto un critico, “non sono diventato un apocaloptimista alla fine del film, ma ho acquisito una comprensione migliore di dove l’AI potrebbe portarci”. Un documentario, insomma, che non dà risposte definitive, ma invita a porsi le domande giuste.

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