Da metà settembre Spotify introdurrà un’etichetta per gli artisti generati da AI

L'etichetta si identificherà con il badge "AI Persona"

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Da metà settembre Spotify introdurrà un’etichetta per gli artisti generati da AI

Spotify si prepara a rivoluzionare il modo in cui milioni di utenti interagiscono con la musica online. A partire da metà settembre, la piattaforma introdurrà un’etichetta visibile sui profili degli artisti generati tramite intelligenza artificiale, chiamata AI Persona. Il badge, che apparirà sia nel banner principale che nella sezione “About” dei dispositivi mobili, servirà a segnalare chiaramente che si tratta di identità artificiali e non di persone reali. Una mossa che arriva in un momento di crescente preoccupazione per la diffusione di contenuti generati da algoritmi, spesso indistinguibili da quelli creati da artisti umani.

La decisione è stata annunciata ufficialmente dalla stessa Spotify attraverso un comunicato pubblicato sul suo sito istituzionale, dove si legge che l’obiettivo è garantire trasparenza agli ascoltatori. “Abbiamo sempre creduto nell’innovazione, ma anche nella responsabilità”, ha dichiarato un portavoce dell’azienda, sottolineando come la nuova etichetta sia un passo fondamentale per mantenere la fiducia degli utenti. Secondo quanto riportato da fonti vicine alla piattaforma, il badge sarà inizialmente applicato solo agli artisti generati tramite AI che hanno già una presenza consolidata su Spotify, ma l’intenzione è estendere la misura a tutti i nuovi profili creati artificialmente entro la fine dell’anno.

Il problema che Spotify cerca di affrontare non è nuovo. Negli ultimi mesi, la piattaforma ha dovuto fare i conti con una valanga di contenuti generati da algoritmi, spesso utilizzati per inondare la piattaforma di brani simili tra loro, con l’obiettivo di massimizzare le visualizzazioni e i guadagni pubblicitari. Secondo dati interni citati da Il Sole 24 Ore, Spotify ha già rimosso oltre 75 milioni di brani generati artificialmente negli ultimi dieci mesi, nell’ambito di una campagna contro lo spam e i contenuti di bassa qualità. Tuttavia, fino a oggi non esisteva un sistema chiaro per distinguere tra artisti reali e profili artificiali, rendendo difficile per gli utenti orientarsi nella scelta della musica.

La nuova etichetta si inserisce in un contesto più ampio di regolamentazione del settore. A marzo 2026, Spotify aveva già avviato una fase di test per una funzione chiamata “Protezione del profilo dell’artista”, pensata per dare agli artisti umani maggiore controllo sui loro contenuti e prevenire l’uso improprio dei loro nomi o immagini. Ora, con l’introduzione del badge, la piattaforma sembra voler andare oltre, offrendo agli utenti uno strumento immediato per riconoscere la natura artificiale di un profilo. “Non si tratta solo di trasparenza, ma anche di rispetto per il lavoro degli artisti veri”, ha commentato un esperto del settore musicale, che ha chiesto di rimanere anonimo per poter esprimere un’opinione critica sulla questione.

Non mancano, tuttavia, le voci critiche. Alcuni analisti del mercato musicale temono che l’etichetta possa stigmatizzare gli artisti artificiali, limitandone la visibilità e creando una sorta di gerarchia tra contenuti umani e artificiali. Altri, invece, vedono nella mossa di Spotify un segnale positivo, che potrebbe spingere l’intera industria a adottare standard più elevati. Secondo una ricerca pubblicata da Infinite Jest, il 62% degli utenti Spotify sarebbe favorevole a una maggiore chiarezza sui contenuti generati da algoritmi, soprattutto tra i giovani ascoltatori, che rappresentano il pubblico più esposto a questo fenomeno.

Quello che è certo è che la decisione di Spotify arriva in un momento cruciale per l’industria musicale. L’intelligenza artificiale sta trasformando radicalmente il modo in cui la musica viene creata, distribuita e consumata, e le piattaforme come Spotify si trovano a dover bilanciare innovazione e responsabilità. Con l’introduzione dell’etichetta, l’azienda svedese sembra voler prendere una posizione chiara: da una parte, abbracciare le potenzialità dell’AI, dall’altra, garantire che gli ascoltatori non perdano di vista la dimensione umana dietro la musica che amano. Un equilibrio difficile, ma che potrebbe diventare un punto di riferimento per tutto il settore.


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