Il Parlamento europeo ha espresso una linea politica netta sul tema della tutela del diritto d’autore nel contesto di un’avanzata tecnologica sempre più serrata. L’intelligenza artificiale non può svilupparsi a scapito di autori, artisti e media. Con 460 voti a favore, la risoluzione approvata il 10 marzo 2026 chiede regole chiare per tutelare le opere protette da copyright dall’uso indiscriminato da parte dei sistemi di AI generativa.
L’Unione europea respinge quindi l’idea di licenze globali e chiede remunerazione equa, trasparenza assoluta sui dati usati per l’addestramento e la possibilità per i creatori di escludere le proprie opere dai dataset di addestramento. “La rivoluzione dell’AI offre grandi opportunità, ma non può avvenire a scapito dei diritti di autori e artisti”, ha dichiarato Nicola Zingaretti, capodelegazione del Partito democratico al Parlamento Ue, sottolineando che “difendere il copyright significa difendere lavoro, creatività e qualità culturale”.
La proposta, accolta con favore da organizzazioni come l’European Composer and Songwriter Alliance, l’associazione europea che rappresenta gli interessi di compositori e autori di opere in ambito musicale, prevede anche l’istituzione di un registro centrale gestito dall’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale per consentire ai titolari dei diritti di estromettersi dall’uso legittimo delle loro opere. I fornitori di AI dovranno pubblicare elenchi dettagliati dei contenuti protetti utilizzati, pena la violazione del diritto d’autore.
Particolare attenzione nella proposta è riservata ai media, spesso sfruttati dai sistemi di AI per generare traffico e ricavi. Su questo fronte si chiede una compensazione per le testate giornalistiche e misure contro l’extra potere delle piattaforme digitali. “L’AI generativa non deve operare al di fuori dello stato di diritto”, ha avvertito l’eurodeputato Axel Voss, mentre il settore tecnologico, rappresentato dalla Computer & Communications Industry Association Europe, l’associazione di categoria che rappresenta gli interessi delle aziende tecnologiche in Europa, critica la decisione affermando che il provvedimento “rischia di frenare la competitività digitale dell’Europa”.
Il testo, che arriva in vista della revisione delle norme Ue sul copyright prevista per l’estate 2026, non è vincolante. Mentre l’Europa si prepara a definire un quadro giuridico più solido, resta aperta la sfida del bilanciamento fra la promozione dell’innovazione e la tutela dei diritti.

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La mossa si inserisce in un contesto più ampio in…














