Sollievo o paura? Le ottime trimestrali di NVIDIA sembrano inizialmente allontanare lo spauracchio dello scoppio della bolla dell’intero settore AI. Le performance dell’azienda sono considerate il maggiore indicatore per valutare lo stato del mercato. Tuttavia, già a poche ore dalla divulgazione dei report, le borse cambiano rotta.

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Segnali sospetti si susseguono da varie settimane; tra i più indicativi, qualche giorno fa, il fondo speculativo di Peter Thiel che vende di colpo tutta la sua partecipazione nella stessa NVIDIA. Insomma, l’attenzione rimane alta e non si possono dimenticare le parole di Sundar Pichai di Google che ricorda che se la bolla scoppiasse “nessuna azienda sarà immune”, compresa la sua.
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Arduo compito di NVIDIA è quello di condurre il mercato a mantenere la rotta sull’ottimismo, il clima giusto per permettere lo sviluppo delle glorie di domani. Come l’azienda di data center CoreWeave, che secondo alcuni si accinge a diventare la “NVIDIA dei data center” o le nuove startup di alcune vecchie conoscenze. Dopo Yann LeCun, uscito da Meta per fondare una startup di AI avanzata di cui ancora non si hanno informazioni, anche Jeff Bezos si dedica a un nuovo progetto. Il fondatore di Amazon si imbarca in un’avventura per sfidare tutti i competitor: diventerà co-CEO di una realtà che ha già raccolto 6,2 miliardi di dollari di finanziamenti di nome Project Prometheus.
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Intanto Amazon raccoglie 15 miliardi di dollari con la vendita di obbligazioni per continuare a finanziare la sua metamorfosi in un’azienda “AI oriented“.
Il principale testa a testa del mercato è quello tra OpenAI e Google. Entrambe le aziende si fronteggiano con aggiornamenti sull’AI agentica, non lasciando dubbi sul fatto che sia questo il vero banco di prova del settore in questo momento. Se le ottime performance di Gemini 3 sembrano orientate verso i consumatori generici, la strategia di OpenAI, con GPT-5.1 seguito in pochi giorni da Codex-Max, sembra più quella di ripercorrere le tracce di Microsoft e cominciare a creare un profilo più vicino alle aziende e al mondo del lavoro, differenziando con prodotti per vari livelli di complessità. Una virata significativa considerato che l’anno scorso l’azienda, dopo le lamentele degli utenti sull’eccessiva varietà tra modelli, cercava di accorpare tutti i suoi prodotti. Con ottimo tempismo, OpenAI mette in evidenza anche le capacità di GPT-5 nel campo della ricerca scientifica.
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Microsoft si muove per coordinare gli assetti nuovi e riempire i vuoti lasciati dall’allontanamento con OpenAI. Mentre Mustafa Suleyman auspica una superintelligenza progettata in senso “umanistico” (una stoccata ad Altman?), si configura una di quelle tipiche e ambigue alleanze in stile Silicon Valley, in cui il confine tra amici e nemici si fa labile. Una nuova partnership triangolata da 45 miliardi di dollari connette Microsoft e NVIDIA ad Anthropic, eleggendola a nuovo partner privilegiato (e insidiando l’influenza di Google e Amazon su quest’ultima).
Microsoft e NVIDIA investiranno 15 milioni in Anthropic e quest’ultima acquisterà 30 miliardi di dollari di servizi cloud di Microsoft. A sua volta, lavorerà con NVIDIA a nuovi chip per raggiungere 1 gigawatt di potenza di calcolo. L’azienda di Amodei si prende anche le luci dei riflettori per aver neutralizzato un ampio attacco hacker condotto con la sua AI.
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Al di là di sfide e alleanze, i colossi americani indossano tutti insieme il casco per fronteggiare uno dei principali competitor cinesi: Alibaba irrompe infatti nel mercato delle app con il nuovo Qwen (agentico, multimodale e soprattutto economico). In attesa che l’applicazione sbarchi nel mondo intero (per ora è disponibile solo in Cina), la Silicon Valley trema, tanto che si parla di “Qwen Panic”.
La tensione è tale che Trump invoca uno “standard federale” per impedire agli Stati di legiferare leggi che potrebbero indebolire quello che il governo considera un settore (indirettamente) militare. E in assetto anti Cina, gli USA spingono per rafforzare le connessioni con Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti inviando 70.000 chip AI avanzati di NVIDIA.

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E anche per questo motivo proseguono imperterriti gli investimenti nei data center, il vero centro nevralgico del periodo corrente. Google pianifica investimenti per 40 miliardi di dollari in data center nel Texas, mentre la società di investimento Brookfield lancia un fondo addirittura da 100 miliardi di dollari per le infrastrutture AI.
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L’Europa reagisce al momento. Mentre l’ex premier islandese teme che l’AI possa far scomparire la lingua nazionale (all’indomani del maxi accordo nazionale con Anthropic), l’uso dei chatbot si rivela ormai diffuso nel Parlamento italiano per la stesura delle leggi. A tal proposito, pressioni da parte della stessa Commissione Europea su un rimando (e alleggerimento) dell’AI Act si fanno concrete, anche per via di voci autorevoli che ne spingono un ripensamento radicale (come quella di Alec Ross, da noi intervistato questa settimana). La Commissione rinvia quindi al 2027 l’entrata in vigore delle norme sui sistemi ad alto rischio.
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Nonostante la smania di accelerazione, studi continuano ad evidenziare le consuete criticità.
Mentre una ricerca analizza il supporto emotivo e la condivisione di dati sensibili su ChatGPT, alcuni report dimostrano come alcuni giocattoli AI che “parlano” con i bambini si stanno rivelando pericolosissimi. Tornano poi le analisi sul deterioramento cognitivo causato dall’uso intensivo di AI.
A parziale correlazione, una ricerca di Deezer rivela che solo il 3% delle persone distingue la musica generata dall’AI da quella realizzata da musicisti umani, segno che il confine tra artificiale e umano è ormai così sottile da ridefinire le nostre categorie di percezione.