Jensen Huang accusa i CEO dell’AI: “Scenari apocalittici per secondi fini”

Il CEO di Nvidia Jensen Huang ha attaccato i leader dei principali laboratori di AI, accusandoli di usare narrativi catastrofisti per ottenere esenzioni dalle leggi esistenti. L'intervista su CBS News riaccende il dibattito sulla regolamentazione dell'intelligenza artificiale negli Stati Uniti.

Etica - Governance 22 set 2026

2 min.

Jensen Huang accusa i CEO dell’AI: “Scenari apocalittici per secondi fini”

Jensen Huang non ci gira intorno. In un’intervista trasmessa domenica da CBS News, il CEO di Nvidia ha attaccato frontalmente i leader dei principali laboratori di intelligenza artificiale, accusandoli di non essere sinceri quando invocano una maggiore supervisione governativa del settore. “Leggete tra le righe”, ha detto Huang. “Non stanno chiedendo più leggi. Stanno chiedendo di essere esentati da quelle che già esistono.”

La tesi di Huang è semplice e diretta: chi agita lo spettro di una catastrofe causata dall’AI lo fa per ragioni che non hanno nulla a che fare con la sicurezza pubblica. “Lo stanno facendo per secondi fini”, ha affermato, aggiungendo di non sapere esattamente quali siano, ma che spaventare le persone è “irresponsabile” e “inutile”. Sul rischio di un’apocalisse tecnologica entro il 2030, Huang è netto: “Non succederà. La probabilità è zero per cento.” Le previsioni catastrofiste, ha aggiunto, “sono sbagliate perché non hanno basi scientifiche.”

Il contesto in cui arrivano queste dichiarazioni è preciso. Dario Amodei, CEO di Anthropic, ha pubblicato un saggio intitolato “We Must Pace the Frontier”, in cui delineava un piano in tre punti per governare lo sviluppo dei modelli frontier, inclusa una richiesta al governo americano di intervenire per ragioni antitrust. Il documento ha ricevuto il sostegno pubblico di Sam Altman di OpenAI e di Elon Musk. Amodei ha risposto alle accuse di Huang definendole “una bugia clamorosa”, e ha dichiarato di arrabbiarsi molto quando viene etichettato come qualcuno che vuole rallentare l’AI.

Huang ha anche ribadito il suo argomento geopolitico: un rallentamento volontario da parte dei laboratori americani cederebbe terreno alla Cina nella corsa globale all’AI. Le aziende, sostiene, sono già in grado di gestire autonomamente la sicurezza dei loro prodotti, e le leggi vigenti offrono al governo strumenti sufficienti per intervenire in caso di prodotti pericolosi. Nessuna norma aggiuntiva è necessaria. Questa posizione lo allinea con quella dell’amministrazione Trump — il presidente aveva detto il giorno prima che nuove regole non servono — e con quella di David Sacks, consigliere presidenziale per scienza e tecnologia.

Il posizionamento di Huang non è privo di implicazioni commerciali. Nvidia è il principale fornitore di chip per l’intera industria dell’AI, e la sua capitalizzazione di mercato ha superato i 5.000 miliardi di dollari cavalcando la domanda di hardware per i modelli avanzati. Qualsiasi rallentamento imposto per via normativa colpirebbe direttamente i ricavi dell’azienda. Huang non menziona questo punto. Non deve farlo. Il conflitto di interessi è visibile a chiunque. Quel che resta aperto è se il dibattito sulla sicurezza dell’AI riuscirà a emanciparsi dagli interessi economici di chi lo alimenta — da entrambe le parti.


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