Durante il Google Cloud Next 2026, il gigante di Mountain View ha svelato l’ottava generazione dei suoi Tensor Processing Unit, chip per l’AI suddivisi per la prima volta in due modelli specializzati: TPU 8t, ottimizzato per addestrare modelli AI di grandi dimensioni, e TPU 8i, pensato per l’inferenza, cioè l’uso quotidiano dei modelli da parte di utenti e agenti autonomi.
Secondo Google, i nuovi chip offrono prestazioni fino a 3 volte superiori rispetto alla generazione precedente, con un’efficienza energetica raddoppiata e un risparmio sui costi fino all’80% per prestazioni equivalenti. Un singolo gruppo di TPU 8t può ora scalare fino a 9.600 chip e 2 petabyte di memoria condivisa, mentre il TPU 8i supporta fino a 1.152 chip per gruppo, riducendo la latenza e permettendo di gestire milioni di agenti AI contemporaneamente.
Nonostante l’aggressivo investimento in hardware proprietario, Google non intende dire addio a Nvidia. I nuovi TPU affiancheranno infatti i sistemi basati su Vera Rubin, l’ultima piattaforma di Nvidia, che sarà disponibile su Google Cloud nella seconda metà del 2026. Anzi, le due aziende collaboreranno per ottimizzare le reti di interconnessione, come la tecnologia Falcon, per far dialogare meglio i sistemi Nvidia all’interno del cloud di Google. “In questa era degli agenti AI, l’infrastruttura deve evolversi per gestire i carichi di lavoro più impegnativi”, ha scritto Sundar Pichai, CEO di Alphabet, sottolineando che la coesistenza tra TPU e GPU Nvidia rimarrà la norma, almeno nel breve termine.

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