L’Italia può costruire una propria strada verso l’intelligenza artificiale, fondata sul lavoro e sulla manifattura. È il messaggio centrale che Giorgia Meloni ha inviato con un videomessaggio alla prima edizione di AI.DEA, il Forum di Varignana promosso da Confindustria e Nomisma a Castel San Pietro Terme, alle porte di Bologna, il 16 e 17 ottobre 2026. La premier ha parlato di un’AI che nasca dalla manifattura e lavori con le persone, non al loro posto, capace di rendere più competitive le imprese e più qualificato il lavoro, senza sostituirlo. Un modello, ha aggiunto, che non perda mai di vista l’uomo e difenda la sua dignità e la sua professionalità.
Le parole della presidente del Consiglio si collocano in un dibattito che nel Paese è ormai acceso. All’ombra di Palazzo di Varignana, l’intelligenza artificiale è entrata prepotentemente nelle vite di tutti, come ha riconosciuto la stessa Meloni, ed è destinata a rivoluzionare tutto, a partire dai processi produttivi e industriali. Per questo il governo guarda all’incontro tra tecnologia e Made in Italy come a una frontiera strategica per la competitività nazionale. La premier ha citato il Papa, ricordando che nell’epoca dell’AI e della robotica non ci si può affidare solo alla mano invisibile del mercato, e che la politica ha il compito di difendere il bene comune e garantire che i benefici dell’innovazione siano condivisi.
Sul palco del Forum, dove si sono alternati il ministro Raffaele Fitto, il governatore dell’Emilia-Romagna Michele De Pascale e il sindaco di Bologna Matteo Lepore, è emerso però un ritardo concreto. Secondo la ricerca “L’adozione dell’Intelligenza Artificiale nelle PMI italiane”, realizzata da Nomisma con il sostegno di UniCredit su oltre 200 piccole e medie imprese del manifatturiero, circa due imprese su tre non usano ancora l’AI in modo strutturato. Un divario che rischia di trasformare un ritardo temporale in uno svantaggio competitivo permanente, aprendo a un’Italia a due velocità tra grandi gruppi e piccole aziende.
Andrea Bontempi, direttore generale di Nomisma, ha descritto il quadro con una formula efficace. La ricerca restituisce l’immagine di una manifattura che non ha paura dell’intelligenza artificiale, ma che non ne ha ancora fatto una scelta strategica. Il Forum ha presentato anche le esperienze di alcune tra le aziende più note del Paese, come Eni, Barilla, il Gruppo Dallara e Dompé Farmaceutici, chiamate a mostrare come l’uso consapevole dei dati possa diventare un motore di crescita e di competitività. L’ambizione dichiarata da Paolo De Castro, presidente di Nomisma, è fare di Varignana un appuntamento annuale di riferimento per il sistema produttivo italiano, una sorta di Cernobbio dell’AI.
Le dichiarazioni di Meloni arrivano in un momento normativo delicato. Il regolamento europeo sull’AI si applica in larga parte dal 2 agosto 2026, mentre il 23 ottobre è entrato in vigore il decreto legislativo che assegna all’Agenzia per l’Italia Digitale e all’Agenzia per la Cybersicurezza nazionale i poteri di vigilanza, introducendo tutele più nette nelle decisioni sul lavoro. Un quadro, quello italiano, che si intreccia con la linea già tracciata dalla premier al Festival del Lavoro di maggio, dove aveva fissato il limite della sostituzione dei lavoratori come questione centrale del dibattito pubblico.
Resta aperta la sfida vera, quella che il Forum di Varignana ha messo in luce senza sconti. La via italiana all’AI raccontata da Meloni si fonda sul genio nazionale, capace secondo la premier di trarre il meglio dagli strumenti a disposizione con impieghi che nessun altro aveva ipotizzato. Ma perché le piccole imprese possano usare l’AI per valorizzare ciò che le rende uniche, servono investimenti, formazione e condizioni concrete per trasformare i talenti in ricerca e impresa. Tra le parole incoraggianti del videomessaggio e la realtà di un tessuto produttivo che arranca, la distanza da colmare è tutta qui.

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