“L’intelligenza artificiale è la rivoluzione più dirompente della nostra epoca, e se non la governiamo rischiamo di rendere inutili sempre più lavoratori”. Con queste parole, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito la rivoluzione tecnologica in corso durante l’evento “IA e lavoro: governare la trasformazione”. Meloni ha sottolineato che a differenza delle precedenti innovazioni, l’AI non sostituisce solo il lavoro fisico, ma minaccia anche le capacità intellettuali umane.
Secondo Meloni, senza regole etiche e un quadro normativo solido, il rischio è l’impoverimento della classe media e la marginalizzazione di intere categorie professionali. Il governo punta a una strategia che metta al centro la persona, i suoi diritti e le sue competenze, come confermato dal recente avvio dell’Osservatorio nazionale sull’adozione dell’AI nel mondo del lavoro.
Mentre in Italia le offerte di lavoro entry level sono calate del 10% negli ultimi tre anni, le posizioni junior specializzate in automazione e AI sono passate dal 26% al 17% del totale in soli due anni, secondo Randstad e Stanford University. Le aziende cercano quindi sempre più talenti autonomi molto competenti in AI, escludendo chi svolge attività ripetitive o di livello base.
Tuttavia, la Banca Centrale Europea ha recentemente offerto una lettura diversa affermando che in Europa le imprese che adottano l’AI tendono ad assumere di più e non a licenziare, quantomeno nel breve periodo. La domanda di figure capaci di sviluppare e gestire nuove tecnologie è in crescita, soprattutto nelle piccole e medie imprese, mentre per le grandi aziende l’impatto occupazionale risulta ancora neutro.

In due anni è più che triplicata la quota di aziende italiane che usano strumenti AI
Le imprese italiane sono coinvolte in un processo di crescita…














