Gemini Spark ora naviga Chrome al posto dell’utente. Google ha attivato l’integrazione tra il suo agente AI personale e il browser desktop, permettendo a Spark di accedere a siti dove l’utente è già autenticato, usare le password salvate e portare a termine operazioni su più pagine in sequenza. Non si tratta di rispondere a domande su un articolo aperto: l’agente agisce, clicca, compila moduli.
In precedenza Gemini Spark disponeva di un browser remoto separato, una soluzione più limitata che non sfruttava le sessioni attive dell’utente. Con l’integrazione diretta in Chrome, i casi d’uso diventano più concreti. Google cita come esempi la ricerca di appartamenti con pianificazione delle visite o la ricerca di voli con avvio della prenotazione. L’agente gestisce flussi multi-step che in genere richiedono di muoversi tra siti diversi, inserire credenziali, confrontare opzioni. Tutto senza intervento manuale.
La funzione si chiama Auto Browse ed è costruita su Gemini 3. Opera direttamente all’interno di Chrome tramite un pannello laterale persistente, visibile mentre si lavora su altri tab. Quando Spark è attivo, una notifica appare nella barra degli strumenti del browser. Il sistema non opera in modo silenzioso per tutte le azioni: pagamenti, post sui social e altre operazioni sensibili richiedono conferma esplicita da parte dell’utente. Google ha anche dichiarato di aver integrato protezioni contro il prompt injection, un vettore di attacco specifico degli agenti AI che navigano in autonomia.
L’accesso alla funzione è riservato agli abbonati AI Pro e AI Ultra negli Stati Uniti. In parallelo, Google ha esteso la disponibilità di Gemini Spark agli abbonati AI Pro in oltre 160 paesi aggiuntivi, dopo il lancio statunitense avvenuto a luglio. Spark era stato introdotto a maggio, inizialmente solo per gli utenti AI Ultra negli USA. Da allora Google ha aggiunto integrazione con app Workspace, strumenti di ricerca personalizzata, un’app Mac con controllo del desktop locale e ora il supporto MCP per connettere servizi di terze parti.
Il modello di espansione di Google segue un approccio per cerchi concentrici: funzioni avanzate prima agli abbonati premium, poi graduale apertura verso il basso. La mossa di integrare Spark direttamente in Chrome, anziché mantenerlo in un ambiente isolato, riduce l’attrito per l’utente finale ma sposta il perimetro di azione dell’agente dentro la sessione personale del browser. Quanto gli utenti siano disposti ad accettare questa delega dipende dalla fiducia nel sistema di controlli. Per ora Google chiede conferma sui passaggi a rischio, ma la direzione è chiara: meno interruzioni, più autonomia delegata.
Il passo successivo probabilmente sarà l’apertura di queste capacità fuori dagli USA, con Chrome che diventa il punto d’accesso principale per l’automazione quotidiana. Se il modello funziona, altri attori del settore — che già offrono agenti web come OpenAI Operator — saranno sotto pressione per integrare le proprie soluzioni nei browser in modo altrettanto diretto. La guerra degli agenti AI si combatte sempre più sul territorio del browser, e Google parte da una posizione di vantaggio strutturale con Chrome installato su miliardi di dispositivi.














