Cresce ovunque l’uso di AI per informarsi: ma l’88% di chi lo fa diffida di lei come fonte e preferisce giornalisti veri

È quanto emerge dal terzo rapporto annuale sull'AI generativa del Reuters Institute
Cresce ovunque l’uso di AI per informarsi: ma l’88% di chi lo fa diffida di lei come fonte e preferisce giornalisti veri

Gli italiani lo chiedono sempre più spesso, magari davanti a una notizia complicata. “Spiegamelo tu“, rivolgendo la domanda ad un chatbot, e la risposta arriva in pochi secondi. Il terzo rapporto annuale del Reuters Institute for the Study of Journalism dell’Università di Oxford, pubblicato il 29 ottobre e realizzato con YouGov tra agosto e settembre 2026 in nove Paesi, fotografa un cambiamento silenzioso ma deciso nel modo in cui le persone si informano. L’uso dell’AI generativa per accedere alle notizie è triplicato in due anni, passando dal 3% del 2024 al 6% del 2025 e arrivando oggi al 9%. Un fenomeno ancora di nicchia, riconoscono gli autori, ma in crescita costante e destinato a pesare sul futuro del giornalismo.

Il quadro generale conferma la penetrazione capillare di questi strumenti nella vita quotidiana. L’uso settimanale dei chatbot nei sei Paesi monitorati dal 2024 ha raggiunto il 51%, contro il 34% dell’anno scorso, mentre l’utilizzo quotidiano è quadruplicato rispetto al 2024, toccando il 28%. ChatGPT resta il leader indiscusso, seguito da Gemini, Copilot e Claude. Le attività principali restano le ricerche (38%), chiedere consigli, generare idee e riassumere testi. L’AI, osserva il rapporto, sta diventando una vera e propria infrastruttura dell’informazione, incontrata spesso in modo incidentale nei motori di ricerca e nei social, anche senza volerla scegliere.

Sul fronte specifico delle notizie, il dato più interessante riguarda come le persone usano l’AI. Chi la impiega per informarsi non cerca solo titoli veloci. Il 49% pone domande di approfondimento su una storia già incontrata, il 46% chiede gli ultimi aggiornamenti, il 39% cerca una fonte giornalistica e il 38% un riassunto. Il chatbot funziona sempre più come un intermediario conversazionale che accompagna il lettore dentro la notizia, più che come sostituto del giornale. La rapidità e la comodità della risposta pesano più della fiducia, indicata come motivo da appena il 21% degli utenti. Tra chi ha già usato l’AI per le notizie, il 72% dichiara comunque di fidarsi delle risposte ricevute.

La frontiera più delicata resta però quella della produzione. Solo il 12% degli intervistati si dichiara a proprio agio con l’idea di notizie create interamente dall’AI, una quota che sale al 19% quando è prevista una supervisione umana e che resta praticamente immutata dal 2024. Quando il giornalista conduce il lavoro con un aiuto dell’AI l’accettazione sale al 45%, mentre per una notizia realizzata interamente da un professionista raggiunge il 67%. Il messaggio del pubblico è netto, e il Regno Unito è il Paese più scettico dei nove. Le persone vogliono la trasparenza sull’uso della macchina in redazione, non il giornalismo fatto in serie dall’algoritmo.

La sfida per le testate è evidente anche nelle previsioni degli esperti. Nic Newman, senior researcher del Reuters Institute e autore del rapporto “Journalism, Media and Technology Trends and Predictions 2026“, ha sottolineato che ChatGPT è diventato una delle app a più rapida crescita di sempre, con circa 800 milioni di utenti attivi settimanali, e che la ricerca di informazioni è ormai una delle funzioni più usate. L’editoria risponde puntando su ciò che la macchina non sa replicare. Gli stessi dati dell’Istituto mostrano che i dirigenti delle redazioni puntano a investire in inchieste originali e analisi di contesto, riducendo il notiziario generico che un chatbot può facilmente riprodurre.

Il nodo resta economico oltre che culturale. Chi usa l’AI per le notizie clicca meno sui siti delle testate e una parte degli utenti, il 17%, ammette di averla usata per superare un paywall. Con il calo dei riferimenti da Google e la risposta pronta del chatbot che trattiene il lettore prima del clic, la relazione tra giornali e pubblico si fa più fragile. Il rapporto di Oxford suggerisce una strada realistica. L’AI può diventare un alleato nella verifica, nei riassunti e nell’accessibilità, a patto che il giornalista resti al centro della notizia. Perché è lì che il pubblico, con i suoi numeri precisi, continua a volerlo.

Editori e inserzionisti europei contro Meta: chiedono di sospendere le nuove condizioni commerciali dell'azienda

Editori e inserzionisti europei contro Meta: chiedono di sospendere le nuove condizioni commerciali dell'azienda

Le parti coinvolte sostengono che le nuove condizioni potrebbero permettere…


Articoli simili

Privacy policy| Cookie policy| Cookie setting| © 2026