Apertus, il primo modello “open” svizzero lanciato a settembre, sta attirando numerose critiche

Tra allucinazioni e debolezze linguistiche, gli analisti hanno già iniziato a notare degli affaticamenti nelle performance

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Apertus, il primo modello “open” svizzero lanciato a settembre, sta attirando numerose critiche

A settembre è stato lanciato Apertus, modello svizzero presentato con la promessa di essere il primo grande modello linguistico open source d’Europa.

A lanciarlo sono stati ETH Zurigo e EPFL, le due colonne dell’università svizzera, con il supporto del supercomputer di Lugano. Apertus non alimenta un’AI pensata per il pubblico, non esiste un’interfaccia o un chatbot. È solo un modello di intelligenza artificiale di base, progettato per essere trasformato e personalizzato in molte direzioni, soprattutto nelle applicazioni aziendali agli strumenti per la ricerca.

Tutto, di Apertus (codice, i pesi, i dataset usati per l’addestramento) è consultabile e pubblico. Attraverso la nuova infrastruttura, ricercatori, startup e istituzioni possano costruire applicazioni autonome, senza dover dipendere dai colossi americani o cinesi.

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Un problema strutturale

Tra i numerosi analisti che stanno presentando commenti tecnici attorno al modello, alcuni manifestano un certo scetticismo.

Gli scettici hanno sottolineato una certa tendenza all’allucinazione e una capacità multilinguistica più bassa rispetto a quella presentata dal team degli sviluppatori.

Ma soprattutto i dubbi si concentrano sulle capacità quantitative, più che qualitative. Con i suoi 70 miliardi di parametri, Apertus è un colosso nel panorama accademico europeo, ma non può spiccare se confrontato con le intelligenze da centinaia di miliardi di parametri che alimentano GPT-4, Claude o Gemini. I creatori difendono le capacità del modello e i suoi margini di miglioramento, ma forse i limiti sono oggettivi.

Apertus rappresenta un atto di sovranità digitale, che però si scontra già con le difficoltà tipicamente europee. Il governo svizzero ha investito 20 milioni di franchi per far partire il progetto, ma mantenerlo vivo richiederà molto di più: tra soldi, continui aggiornamenti, cicli di addestramento, correzioni, test.


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