OpenAI ha presentato GPT-6 Astra definendolo un salto generazionale che potrebbe segnare l’inizio dell’intelligenza artificiale generale. Greg Brockman, presidente dell’azienda, ha dichiarato che il modello è in grado di svolgere compiti professionali complessi in autonomia, avvicinandosi a ciò che finora è stato solo un obiettivo teorico. Astra è stato addestrato nel sito Stargate in Texas con oltre 100.000 GPU, il che lo rende il progetto più ambizioso mai realizzato da OpenAI. Per la prima volta, il modello ha superato la soglia critica di sicurezza informatica prevista dal Preparedness Framework dell’azienda, dimostrando di poter individuare e sfruttare vulnerabilità sconosciute in sistemi protetti senza bisogno di istruzioni dettagliate.
I risultati nei benchmark sono impressionanti: 100% su ExploitBench, un test che valuta la capacità di sviluppare exploit, e 98,6% su ARC-AGI-3, che misura il ragionamento in contesti inediti. Astra ha anche completato compiti su software desktop in 40 minuti, contro i 75 del modello precedente. Nonostante ciò, non tutti sono convinti che si tratti davvero del tanto atteso avvento dell’AI generale. Alcuni esperti sottolineano che molti successi dipendono dall’infrastruttura che lo circonda e non solo dal modello in sé.
Il rilascio avverrà gradualmente: da oggi per gli utenti del programma Daybreak, nei prossimi giorni per gli abbonati a ChatGPT Plus, Pro, Business ed Enterprise, e tramite API. Le funzionalità più avanzate in ambito cyber rimangono però riservate a un gruppo ristretto di tester, per evitare rischi legati a un uso improprio. OpenAI ha infatti rafforzato i sistemi di monitoraggio, bloccando il 91,5% delle richieste vietate durante i test, contro il 59% del modello precedente.
Il costo riflette le potenzialità dell’innovazione: 10 dollari per milione di token in input e 50 in output, circa 2,5 volte più di GPT-5.6 Sol. Astra rappresenta un passo avanti senza precedenti, ma solleva anche domande su quanto sia sicuro e utile un’AI così potente. La sua capacità di agire in autonomia, se da un lato apre a scenari rivoluzionari, dall’altro obbliga a riflettere sui limiti da porre.














