Meta ha comunicato ai propri dipendenti che le comunicazioni interne migreranno da Google Chat a Slack. La ragione è scritta nero su bianco nel memo firmato da Alexandr Wang, responsabile dell’intelligenza artificiale dell’azienda: Slack è oggi la piattaforma più adatta agli agenti AI. Non una questione di preferenze o costi, ma di architettura.
Wang cita tre elementi concreti: l’interfaccia conversazionale pensata per gli agenti, gli strumenti per sviluppatori già maturi e le integrazioni con servizi di terze parti. Quest’ultimo punto è forse il più rivelatore. Slack non è solo uno strumento di chat — è un nodo in cui decine di agenti e applicazioni esterne si connettono già, senza bisogno di costruire tutto da zero. Meta non ha scelto la chat migliore. Ha scelto l’ecosistema di integrazioni più ampio disponibile oggi.
Per Salesforce, che ha acquisito Slack nel 2021 per 27,7 miliardi di dollari, si tratta di un colpo di immagine considerevole. L’azienda aveva puntato con forza sugli agenti AI, e ora una delle società tecnologiche più grandi al mondo valida pubblicamente quella scommessa. Il titolo Salesforce aveva già registrato un’impennata di quasi il 23% in una sola giornata la settimana scorsa, dopo l’annuncio di una partnership espansa con Anthropic e risultati finanziari solidi. Meta e Salesforce hanno declinato ogni commento ufficiale; Google non ha risposto.
C’è anche una storia interna che vale la pena notare: Meta era passata a Google Chat solo circa un anno fa, dopo aver dismesso il proprio sistema proprietario, Workchat. La sequenza — prodotto interno, poi Google Chat, ora Slack — racconta quanto sia rapida l’obsolescenza degli strumenti aziendali quando cambiano le priorità tecnologiche. Adattare un sistema di messaggistica proprietario per supportare cicli di agenti autonomi si è rivelato più costoso e lento rispetto all’adozione di una piattaforma già attrezzata. I team interni hanno scelto la strada pragmatica.
La mossa di Meta è anche un segnale per il mercato più ampio. Google Chat resta integrato nell’ecosistema Workspace e funziona bene per chi lavora già dentro Google. Ma la critica implicita nel memo di Wang — non esplicitata, ma leggibile tra le righe — è che Google non ha costruito attorno a Chat un’infrastruttura solida per gli agenti. È un’ironia difficile da ignorare: l’azienda che ha investito miliardi in AI perde un cliente di peso proprio sul terreno degli agenti. Che il futuro della produttività aziendale si misuri sempre più dalla qualità dell’ecosistema agenti che una piattaforma sa ospitare, e non dalle funzioni di chat in sé, sembra ormai un fatto, non una previsione.














