Intel ha chiuso il secondo trimestre 2026 con ricavi pari a 16,1 miliardi di dollari, in crescita del 25% su base annua. È la variazione trimestrale più alta degli ultimi quindici anni, stando alle parole del CEO Lip-Bu Tan, che ha definito il risultato “la più forte crescita dei ricavi in oltre quindici anni”. I numeri hanno battuto le stime degli analisti di circa 1,7 miliardi di dollari, con un EPS rettificato di 0,42 dollari, il doppio del consenso di Wall Street.
Il protagonista assoluto è il segmento Data Center and AI (DCAI), che ha portato a casa 6,3 miliardi di dollari, il 59% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Non è solo il fatturato a colpire: il margine operativo del segmento è salito al 39,5% dal 16,1% di un anno fa, segno che i carichi di lavoro AI stanno migliorando il mix di prodotto. I ricavi dagli ASIC personalizzati sono quasi triplicati anno su anno, anche se partendo da una base ancora contenuta. Anche il segmento Client Computing and Physical AI ha accelerato, passando da una crescita dell’1% nel Q1 al 13% nel Q2.
A livello complessivo, il reddito operativo di 2,8 miliardi di dollari è quasi equivalente alla somma dei due trimestri precedenti messi insieme. Il margine lordo è salito al 41,8% dal 29,7% di un anno fa. C’è però una voce che stona: la perdita netta GAAP di 11 miliardi di dollari, legata principalmente a una svalutazione contabile non monetaria collegata a quote azionarie da trasferire al governo americano nell’ambito degli accordi sui sussidi per la produzione di semiconduttori. Non è una perdita operativa, ma il numero pesa sull’immagine dei conti.
La domanda che guida questi risultati è strutturale. Xeon 6, la piattaforma server di punta di Intel, è stata descritta da Tan come uno dei prodotti “con il ramp-up più rapido nella storia dell’azienda”. Nvidia ha scelto proprio Xeon 6 come CPU host per i suoi sistemi DGX Rubin NVL8, un segnale che il processore non compete con le GPU ma le accompagna nell’infrastruttura AI. Secondo Tan, “la domanda si è accelerata nel cloud e nell’enterprise, perché i clienti riconoscono il ruolo che le CPU x86 svolgono nell’infrastruttura AI”. Intel ha anche citato la collaborazione con SambaNova su tecnologie di inferenza disaggregata.
Nonostante i risultati, il titolo ha perso quasi l’8% nella seduta del 24 luglio. Il mercato ha reagito ai piani di spesa: Intel intende investire pesantemente nelle proprie fabbriche, e gli investitori sono poco inclini a premiare la crescita quando i costi futuri restano incerti. Per il terzo trimestre, la società prevede ricavi tra 15,8 e 16,8 miliardi, una guidance superiore alle attese, anche se la crescita attesa scende al 18% circa. Vale la lettura più fredda: Intel parte da una base depressa, e un solo trimestre non è un trend consolidato. Ma tre segnali convergenti — la domanda di CPU nei data center, i margini in espansione, e la scelta di Nvidia come partner hardware — disegnano uno scenario in cui il mercato dell’AI compute si sta allargando oltre le GPU, e Intel è tornata a giocare la partita.














