Visa ha annunciato l’integrazione della propria rete di pagamento in ChatGPT, autorizzando gli agenti AI di OpenAI a finalizzare acquisti online usando direttamente la carta dell’utente. Non si tratta di aggiungere prodotti al carrello: l’agente completa l’intera transazione, dalla scelta del prodotto alla conferma dell’ordine. Il tutto senza che il proprietario del conto tocchi uno schermo.
L’accordo è stato presentato al Visa Payments Forum di San Francisco e rientra nell’iniziativa Visa Intelligent Commerce, un programma più ampio con cui il circuito vuole estendere le proprie infrastrutture di pagamento agli ambienti digitali dove gli agenti AI operano. Tecnicamente, i pagamenti usano credenziali tokenizzate — i dati reali della carta non vengono mai esposti durante la transazione — abbinati ad autorizzazione in tempo reale e monitoraggio antifrode. L’utente può impostare limiti di spesa, categorie di merchant consentite e soglie di approvazione che l’agente non può superare senza autorizzazione esplicita. Visa ha anche presentato tre strumenti collaterali: Agent Score, un sistema di valutazione della credibilità degli agenti AI; Agentic Directory, un registro di agenti verificati; e un Large Transaction Model, un modello AI addestrato su miliardi di transazioni per migliorare il rilevamento delle frodi.
L’accordo con OpenAI non nasce nel vuoto. Già da ottobre 2025 sia Visa sia Mastercard avevano ciascuno sviluppato framework separati per gestire le transazioni guidate da agenti. OpenAI, da parte sua, aveva già co-sviluppato con Stripe un Agentic Commerce Protocol, lo standard tecnico aperto che alimenta la funzione Instant Checkout di ChatGPT — debuttata a settembre con Etsy tra i primi partner. Ora Visa entra direttamente nell’ecosistema OpenAI, portando la propria rete globale come strato infrastrutturale nativo. Mastercard, nel frattempo, ha lanciato Agent Pay for Machines, un servizio pensato per le transazioni agente-ad-agente.
Il timing dell’annuncio è però scomodo. Proprio in questi giorni, il servizio di verifica antitruffa Ask Silver ha documentato come ChatGPT stia consigliando versioni clonate di siti di e-commerce ormai defunti, costruite per rubare i dati della carta di credito degli utenti. Un caso emblematico riguarda Russell & Bromley, il retailer britannico di calzature andato in amministrazione nel gennaio 2026 e assorbito da Next: con nessun sito ufficiale attivo, i truffatori hanno creato cloni convincenti e li hanno ottimizzati per comparire nei risultati di ChatGPT. Un’ipotesi investigata dagli esperti è il cosiddetto data poisoning: i malintenzionati inondano il web di contenuti falsi che i modelli linguistici assorbono durante l’addestramento, predisponendoli a promuovere pagine fraudolente come se fossero legittime. OpenAI ha risposto aggiornando i risultati per le query relative a Russell & Bromley e dichiarando di aver preso provvedimenti sui siti identificati, ma il problema strutturale resta aperto.
Il contrasto tra i due eventi è difficile da ignorare. Da un lato si costruisce l’infrastruttura perché un agente AI spenda denaro reale in autonomia. Dall’altro si scopre che lo stesso agente può essere ingannato da una vetrina fasulla con un URL dall’aria ufficiale. Solo circa il 4% dei consumatori oggi consente a un agente AI di completare acquisti in modo autonomo — la fiducia popolare è ben lontana dall’infrastruttura che si sta costruendo. Se il sistema di shopping agentale dovesse decollare prima che queste vulnerabilità siano risolte, le conseguenze per gli utenti potrebbero essere dirette e finanziariamente concrete: non una raccomandazione sbagliata, ma denaro trasferito a un truffatore senza possibilità di intervento umano in tempo reale.














