SoftBank ha annunciato un investimento fino a 75 miliardi di euro — circa 87 miliardi di dollari — per costruire data center dedicati all’intelligenza artificiale in Francia. Il titolo in borsa ha risposto scendendo del 2,35%, chiudendo a 23,65 dollari. Non è la prima volta che una buona notizia strategica spinge gli azionisti nella direzione opposta.
Il piano prevede una prima fase da 45 miliardi di euro concentrata nella regione Hauts-de-France, dove entro il 2031 dovrebbero entrare in funzione 3,1 gigawatt di capacità computazionale. La fase complessiva arriverebbe a 5 gigawatt, un volume che dà l’idea della scala: quella quantità di energia elettrica equivale al consumo di una piccola nazione. La società francese Schneider Electric è indicata come partner nel sito di Dunkerque, che punta a diventare un polo per l’infrastruttura AI con accesso diretto ai mercati di Londra, Bruxelles e Amsterdam. L’accordo nasce anche da un asse diplomatico personale: il fondatore di SoftBank, Masayoshi Son, e il presidente francese Emmanuel Macron si erano incontrati durante la visita del leader francese in Giappone. Son ha dichiarato di essere rimasto “molto colpito dall’impegno personale di Macron per il successo economico della Francia”. Per Macron si tratta di un risultato importante nella sua agenda per costruire una capacità europea autonoma nel settore AI, lontana dalla dipendenza da Washington e Pechino.
Il problema che preoccupa i mercati non è l’ambizione del progetto, ma la somma di tutti gli impegni finanziari messi in campo contemporaneamente. SoftBank è già uno dei soci fondatori del progetto Stargate, la joint venture da 500 miliardi di dollari costruita insieme a OpenAI, Oracle e il fondo di Abu Dhabi MGX per realizzare data center negli Stati Uniti. In quella struttura, SoftBank e OpenAI hanno ciascuno una quota del 40% con un impegno iniziale di 19 miliardi di dollari a testa. A questo si aggiunge una partecipazione diretta in OpenAI: SoftBank ha impegnato più di 60 miliardi di dollari per una quota di circa il 13% nella società che sviluppa ChatGPT. Sommando tutto, l’esposizione verso OpenAI da sola supera i 64 miliardi di dollari, pari a quasi il 30% dell’intero portafoglio di investimenti del gruppo. Una concentrazione che le agenzie di rating non hanno ignorato: S&P Global ha recentemente rivisto al ribasso le prospettive di SoftBank, portando l’outlook a negativo per via dei rischi legati a questa concentrazione e alla pressione sul fronte del finanziamento.
A rendere il quadro più complicato c’è un dettaglio riportato da Bloomberg: la liquidità disponibile ha dei limiti concreti. Il flusso di cassa operativo del gruppo era già in territorio negativo — il Wall Street Journal aveva documentato una perdita di circa 787 miliardi di yen — e OpenAI stessa brucia cassa a ritmi enormi: analisti di Jefferies stimano perdite trimestrali intorno ai 12 miliardi di dollari, con un dato annualizzato che supera i 50 miliardi. Investire in una società con quelle perdite a quei multipli richiede una fiducia incondizionata nella crescita futura dei ricavi.
La strategia di Masayoshi Son si può intuire: vuole che SoftBank smetta di essere solo un fondo che scommette su startup tecnologiche e diventi invece un costruttore diretto di infrastrutture per l’AI, con posizioni in chip, data center e nei modelli linguistici più potenti al mondo. Se l’AI continuerà a crescere come previsto, chi controlla l’infrastruttura — i cavi, i server, i chip — raccoglierà rendite stabili per decenni. Se invece la crescita rallentasse, o le valutazioni del settore subissero una correzione, SoftBank si troverebbe esposta su tutti i fronti contemporaneamente, senza la diversificazione che ha storicamente protetto i grandi conglomerati. Il mercato non sta dicendo che la visione è sbagliata. Sta chiedendo chi pagherà il conto nel frattempo.

Softbank in trattative col governo francese per un investimento di 100 miliardi di dollari in infrastrutture AI
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