Microsoft è la regina dell’AI ‘nascosta in piena vista’? Una teoria dice di sì

Secondo alcuni segnali, Microsoft prometterebbe performance finanziarie clamorose. E chi lo sostiene, ha avuto quasi sempre ragione

Finanza - Mercato 18 mag 2026

3 min.

Microsoft è la regina dell’AI ‘nascosta in piena vista’? Una teoria dice di sì

Bill Ackman ha scommesso su Microsoft mentre quasi tutti guardavano dall’altra parte. Il fondatore di Pershing Square Capital Management ha annunciato il 15 maggio 2026, tramite un lungo post su X, di aver costruito una posizione nel colosso di Redmond a partire da febbraio, approfittando di un crollo del titolo superiore al 15% dall’inizio dell’anno. Le azioni sono rimaste vicine ai livelli più bassi dell’ultimo decennio, e Ackman ha visto in questo un’occasione che raramente si presenta con un’azienda di questa dimensione.

Il ragionamento di Ackman parte da un dato che ritiene clamoroso: la capitalizzazione di borsa di Microsoft non riflette ancora il valore della sua quota del 27% in OpenAI, che alle ultime valutazioni vale circa 200 miliardi di dollari, pari al 7% dell’intera capitalizzazione della società. In pratica, chi compra azioni Microsoft oggi ottiene questa partecipazione quasi gratis. “We were able to establish our position at a valuation of 21 times forward earnings, broadly in line with the market multiple and well below Microsoft’s trading average over the last few years”, ha scritto Ackman nel suo post. Per dare un’idea: pagare un’azienda come Microsoft allo stesso multiplo del mercato generale è un evento che non accadeva da anni. A sostegno di questa lettura, l’analista Matt Britzman di Hargreaves Lansdown ha confermato che il titolo si trova su livelli storicamente bassi e che una rivalutazione è giustificata.

Per finanziare l’acquisto, Pershing Square ha liquidato l’intera posizione in Alphabet, la società madre di Google. Ackman ha chiarito che non si tratta di una scommessa contro Google, ma di una scelta dettata dalla gestione del portafoglio: a parità di risorse, Microsoft offriva in quel momento un’opportunità più evidente. Il modello che guida queste decisioni è sempre lo stesso: entrare in aziende solide durante fasi di pessimismo del mercato. Prima era toccato ad Alphabet quando nel 2022 esplose la preoccupazione che ChatGPT potesse distruggere il motore di ricerca di Google. Poi ad Amazon dopo i dazi di aprile 2025, poi a Meta quando Wall Street si era spaventata di fronte ai piani di spesa in intelligenza artificiale. Ora tocca a Microsoft.

Il timore più diffuso tra gli investitori riguarda la fine dell’esclusiva tra Microsoft e OpenAI. Il nuovo accordo siglato ad aprile 2026 ha rimosso il diritto di Microsoft di essere l’unico canale di distribuzione dei modelli di OpenAI, aprendo la strada ad accordi con Amazon, Google e altri. Ackman legge questa mossa in modo opposto alla narrativa dominante: la chiama “a deliberate pivot toward a more open, multi-model architecture that better serves enterprise customers”. Tradotto: Microsoft non ha perso il controllo di OpenAI, ha scelto di aprire la propria piattaforma Azure a più modelli di intelligenza artificiale, compreso Claude di Anthropic e Grok di xAI, diventando così un distributore neutrale anziché dipendere da un unico fornitore. Nel frattempo, Azure ha registrato una crescita del 40% nell’ultimo trimestre, e il giro d’affari legato all’intelligenza artificiale ha raggiunto un ritmo annualizzato di 37 miliardi di dollari, con una crescita del 123% su base annua. Numeri che fanno impallidire molte delle preoccupazioni espresse dal mercato.

La posta in gioco resta alta. Google Cloud ha superato Azure in termini di crescita nell’ultimo trimestre, e il piano di spesa da 190 miliardi di dollari che Microsoft ha stanziato per il 2026 — interamente orientato all’infrastruttura per l’intelligenza artificiale — continua a pesare sulle prospettive di margine nel breve periodo. Se le aziende non adottano in modo massiccio strumenti come Microsoft 365 Copilot, il conto potrebbe non tornare. Ackman non nega questi rischi, ma ritiene che siano già scontati nel prezzo attuale. Il confronto con le sue mosse precedenti su Alphabet, Amazon e Meta suggerisce una cosa: ogni volta che ha acquistato durante una fase di paura collettiva legata all’intelligenza artificiale, ha avuto ragione. Se il mercato starà sbagliando anche questa volta, lo si capirà nei prossimi due o tre trimestri, quando i numeri di Azure e Copilot dovranno iniziare a giustificare la montagna di investimenti che Microsoft sta costruendo.


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